.: diario di bordo :.

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venerdì, 29 ottobre 2004

house of sand and fog: dettagli. dicono che sono fissata con i dettagli, ma dai dettagli s'impara tanto e si capiscono a volte più cose che dal quadro generale (dove comunque bisogna sempre reinserirli per distillarne il senso). un paio di dettagli, appunto, quelli che ho rilevato in questo film, dettagli in un certo senso "rivelatori".

il primo. durante una cena romantica tra kate e les, e a conclusione di un dialogo (abbastanza) significativo nella dinamica della storia, la macchina da presa scende sotto il tavolo per mostrare le scarpe insolitamente sexy indossate dalla protagonista e per farci vedere che il piede fasciato viene lentamente sfilato. un dettaglio apparentemente insignificante (magari lo spettatore si aspettava che lo sfilasse per strusciarlo contro la scarpa o la gamba di lui, ma questo non si vede; il piede liberato viene semplicemente appoggiato sulla scarpa) ma che puo' fornire alcune chiavi di lettura: a) il piede dolente, normalmente poco avvezzo a tacchi alti e calzature costrittive, ha bisogno di essere liberato; b) la protagonista ha bisogno di liberarsi di una situazione che le va stretta; c) la protagonista si è liberata da una situazione o sensazione fastidiosa e opprimente; d) la protagonista è tentata di allungare il piede e strusciarlo contro quello del poliziotto ma subito cambia idea; e) non c'entra un cazzo con il resto della trama e ha una funzione meramente realistica se non addirittura pubblicitaria (ricordiamoci che questo è il film d'esordio di un regista pubblicitario!), oppure un vago ammiccamento ad un certo genere di film.

l'altro dettaglio interessante (magari pensato per farci vedere quanto è bravo il regista) è la mossetta che l'attrice fa davanti alla dispensatrice di sigarette. fino a quel momento non ci era parso che fosse una fumatrice, molto probabilmente non ci avevamo nemmeno fatto caso. e lì per lì non ci siamo accorti che cosa volesse comprare (almeno, io no), però dopo aver infilato i soldi e prima di tirare la levetta la vediamo esitare, inclinare leggermente la testa e poi tirare, come se avesse avuto un attimo di esitazione. poi, e solo poi vediamo che si tratta di un pacchetto di sigarette e capiamo, o crediamo di capire, che questo è il primo (in assoluto o dopo un periodo di astinenza). il ricorso al fumo in un momento di stress è un cliché talmente datato che non fa nessun effetto (anzi, magari fa pure storcere la bocca); l'attimo di esitazione senza che nessun personaggio o flashback ci dicano a modino il perché e il percome riscatta l'uso del cliché da parte del regista.

una riflessione conclusiva: se la risoluzione di dispute venisse lasciata alle donne, una soluzione pacifica sarebbe possibile, mentre quando viene lasciata agli uomini, sono guai. infatti le due donne, a dispetto dei bisogni in conflitto e delle differenze di cultura e lingua, si avvicinano, si trovano e si vogliono capire. la tragedia nasce appunto quando i due uomini, gonfiati da un bisogno di autoaffermazione virile, si contrastano con l'intransigenza e l'intransigenza sfocia nella violenza.

scritto da maribelle | 16:43 | commenti (4)
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giovedì, 28 ottobre 2004

calzini rossi!!!!  una partita storica, una serata storica, una serie storica: dopo 86 anni di delusioni frustrazioni aspirazioni sogni i red sox "cancellano" i cardinals in una world series da sogno. giocatori, manager e soprattutto tifosi sono fuori dalla grazia di dio, o in grazia di dio. giochiamo pure con le parole, tutto è lecito per una speranza che è durata per generazioni e che ieri finalmente ha visto il suo coronamento. al tempo stesso si è sfatato un mito, quello della incredibile sfiga di una squadra che pure, nel corso di quasi un secolo, ha visto nei suoi rostri i più validi atleti. 86 anni d'un tratto azzerati da una gloriosa serie storica...

«Nixon likes to swing early in the count, but he let Marquis's first three pitches go by for balls. With a 3-0 count, Marquis left a pitch over the middle and Nixon smashed it off the fence in right-center field. Two runs scored, the final two runs of the season.
The Cardinals put a few more runners on, but none even reached third base. By 10:40 p.m. local time, they were finished. And with a lunar eclipse giving a reddish tint to the moon above, the Red Sox franchise was altered forever.»  [ 10/28/04 nytimes ]

molto meglio di robert redford (nell'adattamento del romanzo di malamud), molto meglio di anthony perkins, molto meglio di geena davis: il mito si è fatto realtà! red sox win! red sox win!!!

"We had fun. We tried to be kids, as much as we possibly could, and it worked."  [ lowe, manager dei r.s. ]

scritto da maribelle | 20:59 | commenti (2)
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mercoledì, 27 ottobre 2004

viola.  quello che conosciamo di una persona, anche se la frequentiamo da sempre, non può che restare solo una parte di quella persona. cosa fa un intero della persona, dunque? ad ognuno di noi, quella stessa persona, riserverà solo una parte di se stesso in conformità con il ruolo che assume nei nostri confronti: amico, collega, fratello, compagno, padre... non sono i grandi segreti che uno tiene per sé, come scoprire che un uomo che si reputava onesto e fedele in realtà aveva una seconda vita con un'amante, chessó, o un'attività illecita. basta anche solo quello che ti rimbalza dopo la morte dal verduraio dove andava spesso, o dal collega da cui scopri aveva fatto dei grossi favori. non sempre, ma spesso sono cose che comunque ti fanno piacere e pensi "to', mio padre era anche questo!"

scritto da maribelle | 18:39 | commenti
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venerdì, 22 ottobre 2004

fenway hope.  dicono che la speranza sia ultima a morire, ma quando pure lei muore subentra la fede. o per dirla in termini più filosofici: la fede è il carburante con cui marciare quando persino la speranza ci abbandona. più concisamente: la fede è credere oltre la speranza. al di là della fede, poi, ci sono i fan dei red sox.

i fan dei red sox sanno cosa vuol dire avere fede. decenni di dolori lancinanti e speranze deluse li hanno addestrati a non mollare mai, senza mai perdere l'ormai consolidata abitudine, tramandata di padre in figlio, alla delusione. questa vittoria nelle world series non è per nulla scontata, ma i fan sono già tutti lì, accampati davanti ai cancelli di fenway park in attesa della sfida finale. potrebbe essere il titolo di un film di fantascienza, e fenway, ultimo baluardo del gioco old style, ne sarebbe l'ambientazione perfetta.

scritto da maribelle | 16:20 | commenti
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giovedì, 21 ottobre 2004

aurora.  canzone di due esseri umani, come dice il sottotitolo originale. a prescindere dal fascino che comunque sempre esercitano i film muti vuoi perché l'assenza di dialogo conferisce maggiore potenza alle immagini e alla storia ad esse affidata, vuoi perché erano quasi sempre caratterizzati da una trama forte, lineare e sostanziosa, che ricorda più la mitologia classica che la letteratura raffinata degli ultimi secoli. a prescindere, dicevo, c'e' la maestria della camera da presa, l'innovazione tecnica che ha reso murnau un regista rivoluzionario. colori e tinte forti senza sacrificare nulla alla poesia e al tocco delicato; sentimenti forti e vigorosi ma mai scontati. certamente l'occhio moderno deve assuefarsi ad uno stile ormai desueto, come il lettore che si accosti a omero deve rinunciare a un linguaggio e a un ritmo narrativo rapido e colloquiale. ma, al pari dello studioso che riprende in mano omero, o dei primi punk che avevano rimesso sul piatto le vecchie canzoni del primo rock'n'roll, il cinefilo trova utile e dilettevole rimettere gli occhi dentro film come questo per rispolverare le basi sperimentali della cinematografia.

lui, lei e l'altra. eterno triangolo che si presta a diversi sviluppi e soluzioni: l'altra istiga lui a uccidere lei, lui uccide lei, lui non uccide lei, lui e lei fanno la pace, lui la crede morta, lui vuole uccidere l'altra, lei e' invece viva e vissero felici e contenti. questo il tema principale. l'altro, non meno importante però, è l'antica contrapposizione città/campagna, la purezza semplice e modesta dell'una contro la frenesia inebriante, e per certi versi corrotta dell'altra, o quanto meno maliziosa e artificiosa (l'altra viene dalla città). murnau riesce a farci digerire questa rivalità senza giudizi morali: i due coniugi si divertono un mucchio in città, né si lasciano demoralizzare dalle tentazioni. del resto, in città si può ridere e non tutti sono malvagi (ci sono signori gentili, non solo tentatori, come quello che inutilmente cerca di tirar su le bretelline alla giovane donna; ci sono fotografi simpatici che sanno apprezzare la gaia freschezza della giovane coppia; ci sono divertimenti "sani", come tirare palle ad un cerchio per liberare il maialino). inesorabilmente però città e campagna (idillico villaggio con le case dai tetti aguzzi) sono separate da una massa d'acqua che all'occorrenza può costituire una vera minaccia per i protagonisti, e al tempo stesso offrire lo spunto per risolvere una questione ancora sospesa (l'altra non sa della riapacificazione della coppia e deve scoprirlo nella maniera più forte). non è neppure scontata la punizione dell'altra che, pur imparando sulla propria pelle i veri sentimenti di lui, se la porta a casa, in città con la coda tra le gambe trasportata da un lento carretto.

ora, siccome ho la fissa dei dettagli, è proprio un dettaglio quello che mi ha colpito di più: nelle prime sovrimpressioni di città su campagna (mentre l'altra illustra a lui i vantaggi di andare a vivere in città), i pannelli disegnati sembravano ritrarre alla perfezione certi angoli della "mia città", quella che costituisce il notturno teatrino dei miei sogni.

scritto da maribelle | 20:31 | commenti
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lunedì, 18 ottobre 2004

blu notte.  questa era finalmente la puntata cancellata bruscamente la primavera scorsa, con la scusa della tornata elettorale. ci si chiedeva allora come mai un programma dedicato alla mafia potesse interferire con le elezioni, ma il quesito che lucarelli ha posto ai telespettatori in finale di puntata chiarisce il mistero (italiano). avendo trattato per quasi due ore l'excursus della "mattanza" che cosa nostra (o meglio, la famiglia dei corleonesi) ha operato sul suo territorio, facendo vittime non solo tra i rivali ma anche tra i civili e, fatto ancor pi` grave, a importanti figure istituzionali, e avendo riaperto la "questione politica" (nella guerra tra fazioni è rientrata anche la frattura con i referenti politici, ovvero la d.c.) come un filo conduttore, da buon giallista lucarelli ci ha ricordato che dall'ottobre del 1993 la mafia non ha più compiuto attentati allo stato; non si è più fatta sentire, insomma, ha voluto farsi dimenticare (e i media compiacenti hanno aiutato questa dimenticanza). perché? perché ha trovato un nuovo referente politico. chi è questo referente politico nuovo? chiede lucarelli. non si risponde, ma chi vuol capire capisce e i dirigenti rai hanno capito benissimo.

scritto da maribelle | 14:59 | commenti
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giovedì, 14 ottobre 2004

pensare parlare agire. ricordate cosa disse nanni moretti in "palombella rossa" (1989), in risposta alla giornalista che usava termini beceri come trend? "chi parla male, pensa male e vive male. bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!" bene, ora confrontate le sue parole con queste:
"Nel vostro paese" disse Settembrini "avevate duecento anni fa uno scrittore, un magnifico vecchio conversatore, che dava molto peso a una bella scrittura, perché era del parere che questa c'induca al bello stile. Avrebbe dovuto fare un passo avanti e dire che il bello stile conduce a belle azioni." Scrivere bene significa quasi pensare bene, e di qui ci vuole poco per arrivare ad agire bene.
pag. 263, "La montagna incantata", T. Mann; trad. E. Pocar
A. Mondadori Editore, 1965
tra i due pensieri c'è un divario di 65 anni (mann l'ha pubblicato nel 1924), lingua, nazione, nonchè mezzo espressivo. a ognuno il suo, come direbbe pirandello parlando d'altro; lo stesso pensiero può (anzi, deve) essere espresso in forma diversa a seconda dell'auditorio e del contesto. mentre il romanzo (soprattutto questo, ben 1400 pag.!) può beneficiare di un ampio respiro e di un tempo di fruizione flessibile, il film ha un tempo rigorosamente fisso e un respiro decisamente più modesto. se moretti, che pure non è alieno da filippiche su celluloide, si fosse dilungato ad esporre il suo pensiero con la stessa rilassatezza e ponderatezza di mann, gli spettatori avrebbero abbandonato la sala a metà film. invece ha corredato le sue parole con un sonoro ceffone alla suddetta giornalista (pensare parlare agire). la sua scelta di parole (pensieri parole opere) è stata quindi coerente (e dimostrativa) con il pensiero espresso.

scritto da maribelle | 09:31 | commenti
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uzak.



non funziona. mi chiedevo se era possibile scrivere il silenzio...



facile (si fa per dire) farlo con la musica o il teatro o meglio ancora con il cinema; scorrono le immagini, l'occhio dello spettatore si fissa sul volto dell'attore che esprime le sue emozioni, in silenzio, o sul lieve affievolirsi dell'orizzonte increspato di nebbia. ma in un libro, in un racconto come si fa a de-scrivere il silenzio?

lento l'approssimarsi del momento, un corpo disteso sul ventre, la luce che fioca allunga il prolungarsi del tempo, lento, su un molle giaciglio coperte ripiegate con gelida cura, una sigaretta si consuma nel fumo che sale e con le ombre si confonde, una tazzina di caffe' sporca di liquido rappreso stantio vecchio; finestre chiuse sigillate tappate ovattata l'aria rafferma. lento, quasi fermo. tutto questo osservava intanto che il sole calava e lento scivolava fuori dalla stanza per non essere visto, per non vedersi, per lasciarsi uscire da quella storia vecchia, lenta, non sua. un improvviso miagolio lo riscosse. no, non era un miagolio, era il cicalino del suo cellulare. "pronto, montalbano sono!"

be', c'ho provato! :))

scritto da maribelle | 00:35 | commenti
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martedì, 12 ottobre 2004

pioggia sul bagnato.  alla lezione di letteratura diverbio con il professore. va bene che si stava rivolgendo a persone adulte e mature e con un background di studi quanto mai vario e incerto; va bene anche che la lezione voleva essere una introduzione al suo "manualetto" (per l'occasione in offerta speciale con sconto di un euro per i partecipanti al corso), che a sua volta voleva essere una succinta panoramica della letteratura contemporanea (da lui circoscritta nel periodo 1861-1980), ma la definizione che ha dato del termine "letteratura" mi ha lasciato un poco perplessa e non ho esitato a dare voce a questa perplessità. da una parte, infatti, esclude categoricamente ogni forma di scrittura abbinata ad un'altra forma di comunicazione (niente canzoni, niente sceneggiature, niente ovvero dove la parola sia in qualche modo asservita a compensare o complementare l'udito o la vista), mentre dall'altra include sotto quella voce opere che, nel mio pensiero, ben poco hanno di letterato.

la prima domanda che mi sorge dal cuore (il teatro non sarebbe letteratura, secondo quest'ottica, e allora come mettiamo il nobel assegnato a dario fo? e se le canzoni non sono letteratura, come la mettiamo con la candidatura di robert zimmerman? la giuria del nobel è composta da accattoni ignoranti?) viene repressa in favore della seconda. allora, provocatoriamente chiedo: ma camilleri, quello di montalbano, per intenderci, è scrittore o narratore? dapprima grande imbarazzo nel professore, grande silenzio denso di aspettativa da parte dell'auditorio, sottile soddisfazione da parte della sottoscritta. poi, il titolare della cattedra di letteratura italiana all'ateneo genovese risponde con tipico piglio di affarista della cultura: la domanda è capziosa. boato di approvazione, teste ciondolanti come cagnolini appesi al parabrezza.

la sottoscritta si chiede quanti in sala hanno capito il significato reale dell'aggettivo e quello contestuale, molto più sottile: cara impertinente auditrice, ho capito benissimo dove vuoi arrivare, ma renditi pure conto che con questa gente c'è ben poco da sottilizzare e io devo prendere il treno delle 17:43. quindi, il prof. parla di originalità nella scrittura di camilleri, di invenzione di linguaggio... tira a mezzo dante, il cui linguaggio parliamo ancora noi oggi, e che anche nella produzione "leggera" di camilleri permane in ogni caso l'invenzione di un linguaggio particolare che non è né dialetto né italiano; e poi, in fondo, lo scrittore dev'essere anche narratore e bla e bla e bla. altre domande?

sorrido per niente soddisfatta ma placata pensando che in altro contesto la discussione non sarebbe finita così e che avremmo anche potuto andare avanti per ore, facendo perdere al povero ordinario il diretto per genova delle 17:43. e mentre tutto questo succedeva, fuori dalle finestre si poteva contemplare la fine del mondo che, sotto forma di violento temporale, si abbatteva sugli orti sottostanti dove, intabarrato in cappuccio e mantella incerata, un povero giardiniere insisteva a bagnare prato e piante. quale migliore commento alla tautologia della lezione? :))

scritto da maribelle | 10:09 | commenti (15)
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lunedì, 11 ottobre 2004

imbecilli.  è bello ed encomiabile che una piccola cittadina di provincia compia tutti gli sforzi possibili per incrementare l'attività intellettuale dei suoi cittadini. questo weekend abbiamo visto chiavari ospitare un interessante convegno su "amor sacro, amor profano" in cui sono intervenuti psichiatri, psicologi e professori universitari dai più illustri atenei italiani. abbagliata da cotanto fulgore, la sottoscritta ha fatto capolino per vedere di nascosto l'effetto che fa. partecipazione disastrosa: una ventina di persone al massimo, nonostante la sala ne potesse ospitare forse anche un centinaio. sorvoliamo.

alcuni interventi sono stati interessanti, molti hanno fatto riflettere. una eminente relatrice ha parlato di amore degli e per gli animali. ottimo, è amore anche quello. profano? al termine della relazione il moderatore si sente autorizzato a porre una domanda interessante che avrebbe meritato una risposta migliore: perché i bambini, che sono innocenti, sono tanto crudeli con gli animali? l'eminente relatrice risponde: perché oggi viviamo in una società in cui gli animali vengono visti e proposti ai bambini come giocattoli che si regalano a natale e si buttano prima delle vacanze. ora io capisco che il moderatore non poteva prendere la eminenza grigia a fucilate, perché non sarebbe stato carino trattare così una persona invitata a casa propria (per quanto, se io invito qualcuno a casa mia, mi aspetto che come minimo si comporti civilmente. se inizia a sparare cazzate, penso di essere autorizzata a mostrargli la porta). quello che invece mi chiedo è perché gli imbecilli debbano essere autorizzati a diffondere le loro non-idee al mondo. e poi, perché le eminenze grigie non si ficcano mai in testa che ci fanno più bella figura a dire "non lo so" che a sparare fesserie un tanto al chilo.

scritto da maribelle | 09:13 | commenti
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sabato, 09 ottobre 2004

marionette e informazione. bush è una marionetta (v. www.inthesetimes.com), e l'fbi vuol farci passare tutti per scemi: avrebbero infatti sequestrato gli hd di indymedia su richiesta dell'italia e della svizzera. ma cierrrto!! [per le notizie in merito: italy.indymedia.org, www.indymedia.org e peacelink.org. eventuali commenti a dopo...

scritto da maribelle | 09:25 | commenti
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mercoledì, 06 ottobre 2004

cultura libraria. avendo a che fare con i libri per motivi, diciamo, professionali, sono consapevole di certi aspetti gestionali: libri spostati, registrati male, non restituiti, spariti, doppioni, ecc. uno dei problemi poi più frequenti è quello della catalogazione per argomenti. a volte ci ritroviamo a dibattere se un libro sul dialetto di una particolare vallata dell'entroterra genovese debba rientrare sotto la dicitura "lingue" o quella di "cultura locale". ogni tanto si colgono svarioni anche divertenti di precedenti bibliotecari che, magari affaticati da una lunga giornata fitta di avventori bisognosi, ficcano un libro in un'area a cui decisamente non appartengono. ma, se il bibliotecario reale può avere questa plausibile e legittima attenuante, che scuse può trovare un/a bibliotecaria/o virtuale?

questo è appartentemente il caso di jenny, l'assistente libraria di internetbookshop. molto utile per il lettore prospettivo cliente, e per questo molto utile anche alla libreria online, jenny seleziona i nuovi titoli inseriti nel database a seconda delle preferenze indicate dal lettore. fin qui tutto bene. ma, succede, che jenny a volte prenda una cantonata, come nell'ultima mail di aggiornamento che ho ricevuto, dove leggo, non senza stupore:

E' stato pubblicato un nuovo libro di 'Lingua inglese e anglosassone'
- Calci nel cuore. Storie di crudelta' e mobbing familiare


riavuta dallo stupore, inizio la mia lunga serie di ipotesi: a) gli abusi e le crudeltà in famiglia avvengono in una società anglosassone; b) uso della lingua inglese per infierire i suddetti abusi in una tipica famiglia italiana; c) gli stessi abusi vengono inferti ai poveri fanciulli in seguito a pessimi voti in lingua inglese; d) rilevanza della terminologia inglese nella definizione del family mobbing; e) chi ha catalogato il libro (non la povera, incolpevole jenny!) era un po' distratto, o peggio si voleva vendicare di un pessimo insegnante d'inglese. le mie ipotesi purtroppo si fermano qua. ai postumi l'ardua sentenza. (la vita prosegue ugualmente... :))

scritto da maribelle | 17:02 | commenti (1)
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lunedì, 04 ottobre 2004

banalità.  amico mio, permetti una domanda... così iniziava una graziosa canzone daniele silvestri. la seconda cosa che mi viene in mente in questa grigia giornata di ottobre è "northanger abbey" per il semplice fatto che l'eroina vede dissiparsi tutte le sue più lugubri e romanzesche ipotesi alla luce di una banalissima realtà. quello che a una fervida (e immatura) immaginazione poteva apparire come una missiva promettente segreti svelati e arcani celati, si rivela invece come una banale lista della bianchieria. similmente anch'io ho avuto una simile lezione proprio stamattina per ricordarmi che ockham aveva ragione. viva il suo rasoio e abbasso le tenebre! :))

a proposito di rasoi, ho visitato i lama proprio l'altro ieri per un tocco di benessere spirituale e fisico. dovessi dire, a parte l'oscurità di una lingua che non conosco, adoro soprattutto il profumo dei loro incensi, la sensazione di pulizia interiore che si ha quando si entra nel rifugio, il senso quasi che ogni male se ne stia chiuso fuori. dei mali fisici alla fin fine mi importa il giusto (il dolore è solo un punto di vista); quello che vorrei è poter finalmente liberare la mente dalle scorie nefande che mi rendono faticoso pensare... anche aggiornare questo diario ultimamente pesa, altrimenti avrei già raccontato del bellissimo film visto qualche sera fa, "maghi e viaggiatori" (che cmq raccomando...)

scritto da maribelle | 12:22 | commenti
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