.: diario di bordo :.

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lunedì, 29 novembre 2004

no privacy, no party. è successo mentre me ne rollavo una, appena scesa dal treno. o cacchio, mi son detta, con questa propaganda anti-fumo, ormai non hai più una tua privacy: non basta che tu non fumi negli spazi dove non si può, adesso non puoi fumare neppure negli spazi ammessi, perché, dicono, arrechi un danno alla società (non solo inquini l'aria, che è di tutti, ma ti rovini pure i polmoni, e qualcuno te li deve pur curare, le medicine te le devono dare, quindi diventi un peso economico sulla spesa pubblica, quindi intasi il servizio sanitario, quindi vivi di meno, quindi produci di meno, quindi dai un pessimo esempio alle future generazioni, quindi alimenti un'industria che nuoce alla società, quindi sporchi anche i tuoi vestiti, quindi... ad libitum). e con questa bella scusa ti dicono che il tuo privato è pubblico.

questo discorso piace molto ai liberal, a quelli che sarebbero di sinistra, perché ogni discorso sociale su loro fa più presa del superattak. infatti, con un ragionamento parallelo alcuni amici atei ti dicono che la tua fede avvelena anche loro perché vai a nutrire una religione che poi, per il numero di addetti, influenza le leggi, quindi anche la loro vita, la loro libertà, le scelte del paese, e il diritto alla riproduzione assistita, e i crocifissi in aula, e bla e bla e bla. ora, io posso pure essere d'accordo che la religione rappresenta un costo sociale, soprattutto oggi quando stato e chiesa sono, se dio vuole, separate. e posso magari anche essere d'accordo che chi vota non secondo coscienza ma secondo quello che gli ha detto il prete in chiesa a volte compie scelte socialmente dannose o retrive. ma non puoi impedire alle gente di credere! come non puoi impedirgli di fare il sesso a testa in giù, se gli piace. tutto quello che puoi fare (e qui sono d'accordo) è aiutarli a sviluppare il senso critico (ovvero, pensare con la propria capoccia).

ci dev'essere un limite alle interferenze del pubblico sul privato, altrimenti tutte le nostre sacrosante libertà se ne vanno a bagasce. perché oggi è il fumo e la fede, domani sarà una certa alimentazione (ci stiamo arrivando), oppure il non fare moto o farlo in maniera non adeguata, o non andare alle adunate, o non andare in chiesa... tanto per citare una finta «pubblicità & progresso», apparsa su linus un tot di tempo fa: comunione e liberazione avvelena anche te, digli di smettere.

scritto da maribelle | 23:02 | commenti
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sabato, 27 novembre 2004

le meriche.  così una volta (ma anche adesso) si chiamavano in liguria i due continenti americani, meta di tanta immigrazione, soprattutto la fettona latina. reduci dall'esperienza del festival di torino, l'associazione lamaca gioconda ha deciso di lanciare anche qui a chiavari una rassegna cinematografica dedicata ai film delle "meriche". coerente con la sua impostazione estetica, lamaca, che da anni cura rassegne locali improntate sulla produzione cinematografica di minor diffusione sul territorio nazionale, intende far conoscere ad un pubblico più vasto una cultura ancora poco nota ma non per questo immeritevole di essere conosciuta, oltre che valorizzare la cultura nostra autoctona!

più che una rassegna, questo evento vuole porsi come vero e proprio concorso cinematografico, avvalendosi dei lavori di una giuria composta da intellettuali e studiosi del settore, che verrà affiancata da altre tre giurie "popolari", e sarà occasione per discutere, vedere e osservare con un convegno su ambiente e alimentazione e mostre fotografiche a corredo. il programma, che può essere consultato sul sito del festival, si snoda in diverse sezioni: lungometraggi, proiezioni e incontri con le scuole, corti, video approfondimenti su temi sociali e ambientali, retrospettive, film sull'immigrazione, oltre alle presentazioni editoriali. ad accompagnare il tutto ci saranno naturalmente incontri eno-gastronomici, poichè anche il gusto vuole la sua parte!

scritto da maribelle | 11:20 | commenti
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giovedì, 25 novembre 2004

machuca. coca. golpe. la parola chiave è marxista. anzi, la parola chiave è egoismo, quello dei benestanti che vogliono restare benestanti e per restare tali hanno bisogno dei poveri. è una questione estetica: per contrasto, naturalmente. e dio non voglia che poi i poveri, per disperazione, o per fame, magari arrivano alla tua porta per reclamare una giusta fetta. dio ce ne guardi e liberi. ecco, allora la parola chiave è paura. la paura è una brutta bestia; porta all'arroganza, all'avidità, all'invidia, alla gelosia, alla sopraffazione. sembrano cose diverse ma è sempre lei mascherata. non c'entra niente con il film, lo so, ma sono catene di pensieri che fluiscono con gli echi delle immagini. la paura che resuscita al ricordo di quei giorni, la paura che sgorga pian piano e tutto a un tratto esplode alla fine quando ti rendi conto che non ci puoi fare niente, ma niente niente. allora... la parola chiave è forse frustrazione? sotto un'altra mano, magari gonzalo avrebbe osato il gesto folle e inutile ma taaanto significativo ed eroico. serve il gesto folle insensato e inutile? a chi? ai romanzieri, forse. non è forse vero che anche gesù scappò dalla folla che voleva linciarlo? non era il momento giusto. quindi la parola chiave è: tempismo. il tempismo con cui certi libri, certi dischi, certi film appaiono magari come lampi in una notte che si fa sempre più buia. neanch'io mi sento molto eroica. penso che metterò lo spirito in letargo fino all'alba. buonanotte!

scritto da maribelle | 00:39 | commenti
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martedì, 23 novembre 2004

lo sfascio.  bel sogno stamattina che mi ha rimesso in pace con l'alzataccia. alberigi lo fascio detto bebé perlustra la vallata mostrando a chi lo vuol vedere il suo ventre piatto e il suo profilo accattivante mentre parcheggiata davanti all'albergo la sedane piena di bimbi e bambolotti. urca, non ha perso tempo il ragazzo! chissà se è questa la felicità coniugale prevista... certamente molto onirica e virtuale, ma non mi lamento. in camera mi aspettano tutti e due per un incontro intimo ma io ho troppo da fare a cambiarmi il pigiamino e poi i libri sugli scaffali stanno prendendo polvere. ora di fare ordine!!! infatti sto imparando il sistema universale (così dice il ministero) per la catalogazione dei libri e/o supporti audio-visivi. e 'sti mazzi!

scritto da maribelle | 01:01 | commenti (1)
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venerdì, 19 novembre 2004

tazio.  bello questo nome, non vi pare? il primo pensiero va a th. mann. un suono dolce come un'arancia con la lametta dentro. richiamo di un mondo andato, nel bene e nel male, ma che preserva oggi un certo fascino per anime decadenti come la mia. trovo poi che gli si addice, anche se non assomiglia al suo vero nome: mann è uno dei suoi autori preferiti, anche se su "morte a venezia" abbiamo vedute opposte: io trovo il film di visconti infinitamente superiore al romanzo, e lui no. non siamo mai stati amici, nel vero senso della parola, anche se lui non ha mai perso occasione sin dal giorno uno a dichiarare tale questo nostro rapporto. io invece amicizia non ne ho mai vista: complicità, in un certo senso; affinità, a tonnellate; sintonia, quanta se ne vuole; ma siamo sempre stati e sempre saremo su lati opposti della barricata. nemici? credo che il termine scientifico sia "antipatia". ma sì, due nemici che si stimano e si rispettano, e in una qualche misura si temono. talvolta si alleano. two of a kind.

tazio tace forzatamente perché gliel'ho chiesto io. non credo che gli pesi, anche se forse alla lunga gli peserà il mio silenzio. giocare con la mia testa era sicuramente molto dilettevole, come dilettevole è sempre stato giocare con la sua eminente testolina. ma non sono meno vigliacca di lui e avendo appena vinto questa partita non ho voglia di imbastirne un'altra. che si trovi un'altro avversario... se ci riesce! non mi pento di averlo preso in giro, più volte, lui ha fatto altrettanto con me. ma ora dovrà ammettere a se stesso di avermi sottovalutata e forse la prossima volta ci starà più attento. meglio, soprattutto per lui. in fondo mi dispiace vedergli fare quelle figure di m... perché rendersi antipatico e odioso al resto del mondo? d'accordo, non si può piacere a tutti, ma via, sono passati i tempi in cui "tanti nemici tanto onore"!!!

tazio mi manca, molto. "ma perché interrompere questa amicizia (e te dai), siamo due persone che si sono trovate così bene..." tanto bene che io rischio grosso. innamorata? no, sono stata innamorata altre volte e so riconoscere l'innamoramento. non è questo il caso. "una cosa di testa?" sì, tazio, proprio così, una cosa di testa. "non essere melodrammatica" e perché no, di grazia? sarò melodrammatica quanto mi pare e piace, sennò non mi diverto (e anche la depressione è un divertimento, tazio, dovresti saperlo...).

"Millamant And yet our distemper in all likelihood will be the same; for we shall be sick of one another. I shan't endure to be reprimanded, nor instructed; 'tis so dull to act always by advice, and so tedious to be told of one's faults...I can't bear it. Well, I won't have you, Mirabell... I'm resolved... I think... You may go... ha, ha, ha. What would you give, that you could help loving me?"
[ ii, vi, "the way of the world", w. congreve ]

scritto da maribelle | 00:24 | commenti
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martedì, 16 novembre 2004

se ben che siamo donne...  chissà come mai stamattina mi sono svegliata con questo canto in testa e su quelle antiche note ho compiuto la mia marcia nel gelo per arrivare a destinazione. "paura non abbiamo", ovvero non ci lasceremo mettere i piedi in testa tanto facilmente. siete avvertiti. "abbiam delle belle e buone lingue", recuperiamo lo stereotipo che da secoli ci appioppate per farne la nostra arma di difesa, infatti: "e ben ci difendiamo!". non con i muscoli o le sciabole, quindi, ma con la capacità dialettica. ehi, bimbo, vie'n po' qui che te gonfio...!

conosciuto diversi uomini che evitavano discorsi impegnativi con me. per un po' ho commesso l'errore di sentirmi inadeguata. poi ho cominciato a pensare che forse forse era il confronto di cui loro avevano più paura. mi rendo conto sempre di più che per alcuni uomini risulta difficile accettare che una donna possa essere pari (e d'altra parte, se non lo è, la disprezzano). la risposta? la mia ovviamente non funziona, perché finisce che faccio ancor più paura con le mie sferzanti risposte, le mie stilettate, il mio sarcasmo demolente... ma che ci posso fare??? non sono cattiva, è che mi disegnano così! <ghghghgh>

scritto da maribelle | 00:11 | commenti (2)
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domenica, 14 novembre 2004

occhei...  rompo, forse solo temporaneamente, questo silenzio stampa visto che il ventaccio che si è incanalato nella salita sta spazzando via, insieme alle foglie secche, anche un bel mucchietto di ravatti mentali (ma non la cefalea che il sur-riscaldamento domestico provoca). sì johnny, le fiabe hanno sempre un lieto fine anche quando non sembrerebbe ad una lettura più superficiale: per esempio, questa favoletta rimata, proprio grazie alla sua leggerezza quasi cocteauiana (senza alcuna pretesa di paragone!), intende sdrammatizzare la fine tragica dell'insetto per esaltare il buono che in ognuno si cela, anche nell'essere più abietto! :)))

in questo periodo di riflessione e di bilanci consuntivi, le idee per le fiabe non mancano e gli spunti quotidiani sembrano pullulare da ogni angolo della realtà esterna. questo mi fa pensare che, tradendo la tradizione e motivazione della favolistica classica e popolare, in fondo la fiaba non sia altro che una lente attraverso cui vedere e vivere la vita, rielaborandola e razionalizzandola in una sintesi figurativa (fiaba) nell'alacre laboratorio della nostra mente...

per ora è tutto. buona domenica (o quel che ne resta)!

scritto da maribelle | 17:04 | commenti (1)
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martedì, 09 novembre 2004

rotta.  non sostantivo nautico ma aggettivo marinesco. il danno presenta sintomi noti e riconoscibili ma le cause restano ancora da accertare. in virtù di più approfonditi accertamenti e indagini in corso, si sospendono i lavori di questo blog fino a data da stabilire. possiamo solo anticipare che è in cantiere la versione 0.3 beta di marina e speriamo di tutto cuore di poterla rendere accessibile ai non capenti e ai non sententi. future eventuali anticipazioni verranno comunicate alla gentile utenza (e anche a quella cafona).

tanti saluti ai suonatori di violino... <sniff sniff>

scritto da maribelle | 15:43 | commenti (5)
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giovedì, 04 novembre 2004

morire di vita.  avrei potuto dire "vivere significa anche morire con dignità", ma il suono non mi piace, troppo retorico. il film che ho visto, invece, di retorico ha poco o nulla. il rimando viene quasi automatico a "le invasioni barbariche" per il tema dell'eutanasia. ma mentre là la decisione assume un carattere del tutto privato, qui il privato si equilibra con la responsabilità sociale (per cui il protagonista, invece di "arrangiarsi" da solo, come quasi tutti gli altri nelle sue condizioni, sceglie di far ricorso ai tribunali attirando così su di sé e sull'istanza l'attenzione dell'opinione pubblica). ma se il film si fosse incentrato soprattutto su questo aspetto, avrebbe corso il grave rischio di cadere in un moralismo scontato che ne avrebbe inficiato la bellezza. invece la narrazione (e le bellissime immagini) si è mantenuta su toni più intimi e familiari (nel senso che tutta la famiglia ne è coinvolta). convincenti (perché genuini) i ritratti dei diversi personaggi che ruotano intorno a ramon; ognuno a modo suo reagisce e riesce ad accettare il fatto, prima o poi, ritagliandosi un proprio spazio nell'evento: la cognata e rosa in competizione per curarlo, il padre e il nipote trovando alla lunga il modo di collaborare per assisterlo negli aspetti piu' tecnici, gené e julia nella causa legale. solo il fratello resta tagliato fuori nella sua energica opposizione alla morte. ottima poi la scelta del regista di sgonfiare la soluzione ideale fino all'amerzza di una postilla.

il film fa pensare, è vero, ma non lo ridurrei ad un puro messaggio morale. al di là delle personali convinzioni, è comunque un film toccante, sobrio, esteticamente piacevole e che ti fa sentire bene. senza contare che mi ha messo addosso una gran voglia di visitare la galicia!

scritto da maribelle | 18:51 | commenti
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