.: diario di bordo :.

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venerdì, 31 dicembre 2004

botti.  con la "o" larga o stretta? a voi giudicare... è uno dei fine d'anno più mesti che ho visto (e ne ho visti di mesti, credetemi). l'ecatombe asiatica che colpisce, sia pure in misura minore, anche tutto il mondo occidentale, inciderà nella nostra vita e sul nostro futuro in maniera imprevedibile. non possiamo sapere o prevedere oggi fino a che punto le onde (è il caso di dirlo) di questa catastrofe umana segneranno il nostro futuro, ma certo è che sembra inutile e persino ridicolo scambiarsi auguri di buon anno. il senso di impotenza affligge tutti quanti. ora come ora l'unica cosa sensata sembra un dignitoso e meditabondo silenzio.

scritto da maribelle | 18:55 | commenti (5)
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lunedì, 27 dicembre 2004

olives.  mentre mi bagnavo nelle azzurre acque della costa francese, beandomi della vista delle montagne che inanellavano il mare, una gentile e sorridente bagnante mi avverte, in una lingua sconosciuta, che ci sono le meduse. non ha neppure finito di dirlo che ne vedo un paio nella trasparenza dell'acqua e stanno puntando proprio su di me. cerco di schivarle ma non è possibile: grosse, spesse, e vistosamente minacciose. come una pedina in un gioco di abilità cerco di sfuggire ma loro sono troppo rapide e maligne. è inutile sfidarle con i loro mezzi, bisogna agire d'astuzia. improvvisamente mi ricordo che le olive sono le loro più acerrime nemiche. ne metto in azione un paio e come per magia queste se le mangiano. non tutte, perché le meduse sono tante, ma a questo punto basterà che io gliene scagli addosso un altro paio e sono salva.

ma quando mai le olive mangiano le meduse??? non si era mai sentito. però non si era neppure mai sentito che le vacche magre mangiassero le vacche grasse. mi resta questo ozioso ma tormentoso interrogativo...

scritto da maribelle | 23:42 | commenti
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sabato, 18 dicembre 2004

svolta.  minchia. anche quest'anno sta volgendo alla fine. minchia. di nuovo tempo di consuntivi, far di conti, bilanci e palle varie. minchia. tempo di regali, bigliettini d'auguri, decorazioni e sontuosità alimentari. minchia. com'era bello l'anno scorso, per i fattacci miei, a comprarmi la mostarda per i cavoletti miei per le stradine del centro di bologna. minchia. bello poi il brindisi da per me in mezzo alla folle folla come si addice ad una folle seta. minchia!

meno male che c'è la musica. grazie a telethon oggi pomeriggio le strade del centro si sono animate di musica. "è la forza dell'amore, quella che non fa dormire...": due lacrimucce e via oltre sulle note fastidiose di "singapore". folla in piazza per una ignobile quanto ruffiana esibizione di bimbi che ballano come se fossero grandi. via via... poi, sulla strada del ritorno, le familiari note di "creuza de ma". è d'obbligo fermarsi alla svolta. subito dopo intonano "noi non ci saremo". è d'obbligo prolungare la sosta. e via ancora con "in the name of love", "gianna", "cohiba"... irresistibili, bravissimi, applausi a tutto spiano da un auditorio quanto mai eterogeneo per età, dal pupetto di un anno appena alla nonnina di settanta e briciole. anzi, è proprio la nonnina che, buttata la cicca per terra, si avvicina al vocalista per un complimento sussurrato accolto dal medesimo con un cordiale sorriso di complicità. bravi ragazzi. come vi chiamate? svolta. da segnare. il primo gruppo di rock gastronomico. provare per credere, basta visitare il loro blog per farsene un'idea. e poi andarli ad ascoltare. minchia! :))

scritto da maribelle | 19:12 | commenti (1)
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venerdì, 17 dicembre 2004

quartieri alieni.  ogni città, per quanto lo stile urbanistico globalizzante l'abbia ormai fagocitata, conserva una propria identità e un proprio carattere, quel non-so-che che la distingue da tutte le altre e che la rende più o meno amabile ai nostri sensi. tuttavia, in tutte le città sussiste un angolo, un vicolo, una strada che richiama altre città o a nessuna ma ad una città ideale che esiste solo nella nostra fantasia. nessuna guida turistica ce le potrebbe indicare. siamo noi che, distratti da altri pensieri, ci imbattiamo in questo angolo diverso, alieno, non appena alziamo lo sguardo verso i suoi tetti, le sue pareti, i suoi piccoli marciapiedi. così succede che anche qui a chiavari ci sia una piccola stradina tortuosa rubata a praga e l'occhio abituato ai suoi portici e ai suoi trompe-l'oeil si trova un attimo spaesato e confuso come quando capita di svegliarsi e credersi in un letto e in una camera che non sono i nostri.

quell'attimo poi è seguito da una sobria e quieta gioia che svanisce man mano che la ragione ci tranquillizza sulla familiarità del luogo. sono luoghi sacri, ai confini della realtà che io amo particolarmente in ogni città o paese in cui ho vissuto, un angolo di libertà dalla consuetudine e dove tutto può accadere. per esempio, può accadere di trovare in un negozietto mai sospettato né sentito nominare da amici quella tal cosa che da tempo credevo introvabile. altre volte può accadere di fare un incontro altrettanto magico, oppure di vedere un oggetto, un piccolo dettaglio sfuggito agli sguardi indagatori dei cronisti, troppo attenti alla novità per cercare, indagare sull'insolito, ma che a te, passante per caso, ti strappa un sorriso bonario, un sorriso dell'anima che ti rimette in pace con l'universo mondo.

scritto da maribelle | 16:42 | commenti
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domenica, 12 dicembre 2004

origini. radici. perché.  dev'essere nel mio dna il difetto grandissimo di non poter mai accettare alcuna verità rivelata, soprattutto se a rivelarmela sono gli altri, né di poter mai dare nulla per scontato, soprattutto sotto natale. appunto, parliamo di religione. qualcuno mi ha detto che religione significa unione (con dio e con gli altri esseri umani, e magari anche animali e cose). perché? in che senso? è proprio così? calma, una cosa per volta.

nel tantra, mi dicono, non interessa il passato ma il futuro, perché il passato non si può cambiare mentre il futuro è ancora nelle nostre mani. nobile e saggio proponimento, ma insufficiente per quelli che come me sono affetti dal male della archeologia umana. senza scomodare tanta storiografia e tanta filosofia (da dove veniamo? dove andiamo?), io non posso muovere un solo passo senza sapere in che direzione devo muovermi, e per saperlo devo sapere qual'è la direzione da cui vengo. è così semplice... ora se lo spirito deve passare attraverso diverse vite e diverse nascite per potersi elevare e ri-tornare allo stato di elevazione, di purezza, di luce vuol dire che da quello stato ne è venuto. è venuto? e perché se n'è andato? seriamente: se lo scopo di tutto questo è unirci a dio, quel dio che è chissà dove, chissà che cosa, ma sicuramente luce e purezza, lontanissimo da noi, praticamente indifferente perché non si occupa delle cose mondane (per questo ha delegato al "creatore"?), che rapporto abbiamo noi con esso? cosa vuole? a cosa pensa, ammesso che pensi? a noi non è dato di saperlo (già sentito, già visto). io invece lo voglio sapere. anzi, voglio sapere perché nessuno mi sa dare una risposta. i casi sono proverbialmente due: o non c'è risposta (non c'è dio), oppure la risposta va cercata altrove. dove?

<segue...>

scritto da maribelle | 01:51 | commenti
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una citazione.  "la filosofia non serve a nulla e proprio per questo è il più nobile dei saperi", diceva plotino. concezione nobile (appunto) dell'utilità: una cosa meno è utile e più è nobile. allora io sono duchessa! :))

scritto da maribelle | 01:43 | commenti (2)
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domenica, 05 dicembre 2004

malignità.  in un auditorium gremito di cinefili provenienti da tutto il golfo il sindaco poggi, della ridente (v. spiritosa) cittadina ligure, ha dato l'avvio alla prima edizione del film festival "cimameriche", dedicato al cinema del gusto e al gusto del cinema. l'atmosfera è quella che caratterizza manifestazioni del genere: notabili e personalità di tre (ben dicasi tre) cittadine del tigullio hanno onorato l'evento con la loro graziosa presenza conferendo alla splendida inaugurazione un tono di classe e serietà.

assolta così la doverosa formalità che l'occasione richiede, posso finalmente concedermi qualche riflessione irriverente (l'avevate intuito dal tono iniziale che ciò sarebbe avvenuto, no?). il bello della provincia è che vorrebbe essere un microcosmo speculare del macrocosmo del capoluogo (che poi a sua volta vorrebbe essere il riflesso di quello della capitale). i notabili locali, per l'occasione agghindati a festa (ma meno del previsto), con grazia ben simulata ostentano un potere che non hanno e una classe che vorrebbero avere ricevendo a suon di omaggi e salamelecchi gli onori che altri, meno di loro, gli tributano non tanto per riconoscimento quanto per ingraziarsi il loro favore. così partono cataloghi regalati, biglietti omaggio, e fiumi di parole di ringraziamento falsi come il tredicesimo commensale dell'ultima cena.

discinta la signora che, ostentando una bellezza ormai appassita, distribuisce gerarchicamente le sue attenzioni e le sue moine; notevole l'assessora bionda che riesce a far dimenticare un corpo grigio e destinato a passare inosservato con chili di trucco agli occhi e una toilette a dir poco estrosa (una vicina mi ha confessato: mi piacerebbe sapere dove si veste. e io, di rimando: anch'io, così so dove non andare!); impettito il tutore dell'ordine che con austera prosopopea si fa largo tra la folla per andare ad occupare il posto che gli è stato riservato; annoiata la bimba parcheggiata in un angolo dell'auditorium a contare i depliant avanzati; nervoso l'addetto alle pubbliche relazioni che scambia una studentessa dell'artistico per la figlia dell'assessore regionale; divertente il giornalista che, in mancanza di meglio, intervista la moglie dell'usciere; divertito il flautista che pazientemente attende la fine della manifestazione per poter fare in pace le sue prove... la manifestazione si conclude più che degnamente con un rinfresco che vede gli affamati del biafra accalcarsi davanti a tartine e bigné. evvai con le malignità!

scritto da maribelle | 18:03 | commenti (1)
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mercoledì, 01 dicembre 2004

heartless.  giusto una citazione da j.m. barrie:

«He was an Oriental fairy, very poorly of a dreadful complaint, namely, inability to love, and though he had tried many ladies in many lands he could not fall in love with one of them.»

scritto da maribelle | 00:47 | commenti
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