.: diario di bordo :.

sito personale  :   narrative | album di foto


giovedì, 24 febbraio 2005

fiabe dei giorni nostri.  c'era una volta un popolo che voleva vivere in pace. c'era una volta un popolo che voleva vivere con i frutti del proprio lavoro, divertirsi nel tempo libero, esprimere le proprie opinioni liberamente, e magari avere anche una voce nella gestione dei propri affari. c'era una volta un popolo che sognava di poter fare tutto ciò un giorno, ma gli uomini a stelle e strisce che lo dominavano non erano d'accordo e davano un sacco di botte a tutti quelli che alzavano la testa. c'era una volta un uomo che viveva in mezzo a questo popolo e vedeva il lavoro di tutti i giorni, vedeva la sofferenza, vedeva lo sfruttamento e la repressione.

c'era una volta un uomo molto piccolo che un giorno pensò che tutto quel dolore doveva finire e cominciò a parlare. prese un microfono e si mise a parlare, e parlare, e parlare. diceva quello che il popolo pensava e il popolo amava starlo a sentire. c'era una volta questo piccolo uomo che senza accorgersene ogni giorno diventava un po' più grande, perché la voce del popolo lo faceva crescere, e man mano che lui cresceva la sua voce diventava più forte finchè lo udirono gli uomini blu che stavano al di là del mare. un giorno gli uomini a strisce e stelle si riunirono e decisero che quella voce avrebbe dovuto tacere. così mandarono gli uomini in nero per soffocare la voce del popolo con il piombo e il sangue. c'era una volta un popolo che voleva vivere libero e in pace e c'è ancora. la sua voce si è attutita, è appena appena un mormorio, ma se aguzzate bene le orecchie la potete sentire anche voi. diceva quell'uomo: possono uccidere l'uomo, ma non possono uccidere l'idea e l'idea vive ancora: si chiama speranza.

scritto da maribelle | 13:43 | commenti
| Torna su


mercoledì, 23 febbraio 2005

darfur.  troppe sono le notizie allarmanti e angoscianti di questi giorni: tutti siamo in pena per la sorte di giuliana e dei suoi colleghi; noi tutti siamo allarmati all'idea che la guerra in corso in iraq perda copertura giornalistica; per non parlare delle gloriose riforme e taglietti vari che vengono operati nel nostro paese rischiando di minare seriamente la solidità della nostra economia e cultura (non mi riferisco alla ridicola polemica sull'eliminazione dell'italiano a bruxelles). ma mentre i nostri fidati e simpatici governanti ci vogliono convincere dell'esistenza di nemici invisibili da sterminare, in altre parti del mondo, quelle che non hanno la (discutibile) fortuna di sedere sopra giacimenti di minerali appetitosi, sono in corso veri e propri genocidi e guerre spaventose dove, inutile dirlo, a rimetterci sono sempre persone che non hanno chiesto la guerra. in questo momento, mentre scrivo, una di queste guerre brutali è in darfour. sia chiaro, non c'è solo il darfour, ma l'emergenza in questo preciso momento è lì.

è vero che ognuno ha le sue piccole grandi magagne da curare, che ognuno di noi ha persone bisognose sotto il naso da aiutare, e io sono d'accordo con quelli che giustamente fanno notare che la carità inizia nel proprio orticello. però, se vogliamo essere uomini veri, sarebbe anche il caso di prendere consapevolezza di quello che succede in questo grande piccolo villaggio globale e che il c.d. terzo mondo non è solo un vasto serbatoio di manodopera quasi gratuita e di risorse da sfruttare. solo perché noi abbiamo avuto l'immenso culo (sì, ho detto proprio culo) di nascere in un paese sviluppato e grasso (sì, ho detto proprio grasso, e direi addirittura obeso) che, non ce lo scordiamo, ci consente di preoccuparci di quale facoltà scegliere all'università, di avere l'imbarazzo della scelta di colore per la nostra automobile nuova, e dove "tirare la cinghia" significa comprarsi un vestito di meno, solo per questo non siamo autorizzati a fregarcene delle sorti di coloro che questo culo non l'hanno avuto. anche se quel casino non l'abbiamo causato noi, personalmente, abbiamo il dovere, io credo, di far sentire la nostra voce presso coloro che noi abbiamo scelto di rappresentarci in parlamento e i cui lauti stipendi noi tutti paghiamo con le nostre tasse. sono demagogica? va bene, sono demagogica, ma ora fate il santo piacere di alzare il culo (sì, ho detto proprio culo) e scrivere ai vostri rappresentanti a montecitorio. tutte le informazioni del caso: www.darfurgenocide.org e www.savedarfur.org.

grazie.

scritto da maribelle | 16:12 | commenti (4)
| Torna su


martedì, 22 febbraio 2005

fiocchi.  stavano cadendo timidamente da un cielo denso e grigio ma non plumbeo, mentre l'aria aveva assunto quell'odore tipico e unico che acquista in certi giorni d'inverno, qualcosa di pallido bagliore diffuso senza sole che preannuncia l'abbagliante luce di un panorama innevato. un gelo terso che rallegra pur sapendo che ci saranno disagi, che la schiena si romperà a spalare quello che gli altri hanno precocemente pestato giaccio, che il gelo che verrà sarà più penetrante e che nessuna tazzona di cioccolato fumante potrà sciogliere. allegria da inverno con i controcazzi. in quel momento si spegne la radio o la televisione, si annullano le voci catastrofiche e le cassandre meteorologiche per lasciar spazio al silenzio. una voce di bambina lo rompe:

"mamma, mamma... gli angeli stanno facendo la cacca!"

scritto da maribelle | 11:44 | commenti
| Torna su


lunedì, 21 febbraio 2005

togliersi di mezzo.  è quello che ha fatto una figura storica ed emblematica del giornalismo e della narrativa dei nostri tempi: hunter s. thompson (quello, per intenderci, di "fear and loathing in las vegas"). da quel che si legge nell'articolo del nytimes non si capisce se l'abbia fatto perché affetto da incurabile male o per non vedersi invecchiare, come hemingway (altro giornalista), o per quale altra pur valida ragione (ammesso che le ragioni per togliersi di mezzo siano valide...). ma comunque sia, dispiace, una voce "contro" in meno. strano, ha osservato un mio amico, che abbia scelto questo mezzo invece di una generosa overdose di qualche cosa. non lo trovo affatto strano: non conosco personalmente hunter s., ma penso che c'è un tempo per tutte le cose e quando si invecchia si perde il gusto per certe cose, se non per tutte le cose.

la vita, poi, è una buffa sceneggiatrice: la notizia viene diffusa nello stesso giorno in cui si legge di certi nastri resi pubblici alla tv americana in cui il nostro caro, caro, caro george w. ammette di essersi fatto qualche canna in gioventù. da notare che la casa bianca non ha smentito ma soltanto sminuito. eh già, georgie boy si è fatto qualche spinello, ecchissene... in un momento storico in cui in nome di qualche dio (che però ha recisamente smentito per bocca di tutti i suoi rappresentanti in terra) lo stesso georgie boy ha fatto grande strage di esseri umani (donne, uomini, vecchi, bambini), e altre stragi minaccia di farne in un futuro non molto remoto, che rilevanza potrebbe mai avere quello che gli è entrato dalle narici? tanto è ovvio che non ha mai esalato...!

scritto da maribelle | 19:11 | commenti (2)
| Torna su


sabato, 19 febbraio 2005

lingo.;  come fate ad accorgervi da quale regione (o nazione) viene la persona che vi sta parlando? no no, troppo facile, ragazzi. così sono bravi tutti. io ho un altro sistema, tipicamente marinesco: come rispondo io. non avete capito? ma è molto semplice: se mi metto a parlare toscano, vuol dire che la persona che mi sta davanti è toscana; se mi metto a parlare bolognese, allora quella persona verrà da bologna. idem per altre lingue. pare contorto, vero? eppure a me capita proprio così, mi accorgo di come parla l'altro solo dopo che ho preso coscienza del dialetto che sta parlando attraverso me. come pure mi è capitato in passato di dover fare da interprete tra parenti di diverse nazionalità e scoprire in un secondo tempo dagli sguardi perplessi di entrambi che parlavo con ognuno dei due nella lingua dell'altro. come in una scena di toto' e peppino... vabbe', fate come se je n'avais rien dit, c'est all the same to me... guten nacht... :))

scritto da maribelle | 01:24 | commenti
| Torna su


venerdì, 18 febbraio 2005

eros.  un film che ha pienamente mantenuto tutte le promesse: kar wai mi attirava, sorderbergh mi incuriosiva, antonioni mi spaventava. fosse solo per l'episodio diretto (?) da lui, "il filo pericoloso delle cose", non varrebbe la pena di alzare le chiappe per andarlo a vedere (sorry), ma "la mano", il pezzo diretto da wong kar wai, fortunatamente tenuto per ultimo, mi ha lasciato quel dolce retrogusto in bocca sufficiente a farmi dimenticare il freddo del ritorno.

antonioni non è mai entrato nelle mie corde, ma adesso oltre che fastidioso lo trovo addirittura inutile. facili simbolismi, monologhi camuffati da dialoghi e per giunta volutamente non in synch con il movimento delle labbra; esaltazione ridondante del nudo; inutilità dei rapporti umani; inutilità della regia. alla fine non si è capito dove fosse il pericolo, quali fossero le cose, dove stava il filo, e soprattutto che cosa c'entrasse l'eros. vezzi d'autore? molto meglio l'"equilibrium" di sorderbergh, che, pur avendo anch'esso uno strano (malato) rapporto con l'eros, almeno è riuscito a creare una certa atmosfera a cavallo tra l'onirico e il delirio, aggiustando alquanto il palato del deluso spettatore; in stile anni '50 un corposo uso del bianco e nero alternato significativamente al colore pastello d'epoca.

finalmente la chicca e unica valida ragione per vedere questo film: un concentrato di "in the mood for love" mescolato alla traviata. stessi ambienti, stesso periodo (anni '60), stesso interprete maschile, stesse tecniche di camera, stessa ricercata passione per i vestiti femminili esaltati a ruolo di feticcio, stessa ambientazione intimistica e calorosa, con la pioggia che giunge galeotta nel momento cruciale. perfetto il ritmo e l'equilibrio dei tempi senza esagerazioni, senza forzature, senza sbavature e senza mai scadere nell'ovvio pur trattando una trama riconoscibilissima. d'accordo, forse non arriva a stuzzicare i nostri ormoni, ma c'è tutta la palpabilità del desiderio nutrito e differito fino alla consumazione finale.

ultima considerazione: troppo lunghe le sequenze dei disegni e poco appropriata la canzone. stride. stona. e non prepara.

scritto da maribelle | 00:28 | commenti (2)
| Torna su


domenica, 13 febbraio 2005

visite.  ho appena notato che oggi 45 persone hanno visitato il mio archivio fotografico per un totale di 320 pagine viste. a-ma-a-ma... ammamaloccuta... stagestruck... terror scenico! è un numero impensabile, irreale, inconcepibile... cosa ho fatto per destare tanto interesse tutto a un tratto? niente, giuro! però... quasi quasi vendo spazio pubblicitario. cacchio, se penso a quanti visitatori sono a livello mensile... roba da portale! :))

onore.  che cos'è l'onore? mi piacerebbe fare un sondaggio per sapere cosa pensa la gente. mi aspetto che a molti vengano in mente gli omicidi riparatori, o i duelli, o magari i suicidi dopo una nottata a perdere soldi al gioco, ulisse che fa pratica di tiro a segno con i proci. eppure, come ha ricordato angela, oggigiorno la carneficina di itaca verrebbe giudicata ben diversamente da come, in quel contesto è stata percepita. onorevole è sicuramente offrire un gotto di vino ad un ospite in molte parti d'italia, ma non in arabia saudita. onorevole è rispettare i propri principi fino alla più tragica conseguenza. onore è... accettare le proprie sconfitte ammettendo di aver sbagliato. è affrontare le situazioni senza nascondersi. onore è anche, secondo me, rispettare le consuetudini (regole non scritte) del contesto in cui si vive. e per voi...?

puttane musicali.  perché sto ascoltando "le valchirie"? a) perché mi voglio male, b) perché ogni volta che riemerge il tema famoso, risento elmer fudd che urla: kill the wabbit! kill the wabbit! mentre dall'alto di una ripidissima montagna bugs bunny con due belle treccione bionde gli risponde con quel suo buffo falsetto. -- wagner era una puttana, peggio di una puttana. wagner era anche un razzista. nella sua musica c'è già in nuce il superomismo nazista. e poi quel pezzo di torba si rotolava per terra dal ridere ascoltando un breve brano composto da fred. nella trappola wagneriana ci sono cascati in molti, per un pochino, poi l'hanno sgamato. anche tazio, che pure è ebreo... de gustibus!

scritto da maribelle | 00:49 | commenti
| Torna su


martedì, 08 febbraio 2005

one year ago...  a year ago i received an email from a reader. at a first, superficial reading it seemed yet another provocative missive showing admiration, arrogance, a well-read mind and a touch of the rascal. i was really tempted to ignore it and let him boil in his own broth, but i didn't and i'm glad of it. an intense and fruitful friendship has developed from there which has taught me loads and is still teaching me a lot. no question that tazio is a scoundrel and a most unreliable person at that, but he has ways of touching surprising depths in your soul and inspiring feelings and thoughts that foster spiritual growth. he is still a mystery to me but have not given up on him yet. he is still providing good inspiration and germinating blossoms of beauty in my mind. so, i can easily forgive his irritating manners, his constant lies, and his insatiable greed for they too are but layers clouding his true, wonderful self. one day, i hope, i will get a chance of returning him all the favors he's lavished on me! [ and i'm unanimous in that! :)) ]

scritto da maribelle | 12:22 | commenti (1)
| Torna su


sabato, 05 febbraio 2005

le fiabe e il jazz.  storditi? sbalorditi? suvvia, non ho detto poi niente di strano o innovativo. sissignori, le fiabe sono come il jazz (o viceversa). me ne sono accorta l'altra sera ascoltando un nome abbastanza nuovo macinare il pianoforte come fosse stata plastilina (v. das). purtroppo non ricordo il nome, l'ha presentato arbore nel suo nuovo programma. lui si è messo lì tranquillo, le dita svolazzavano leggere e leggiadre sui tasti e dopo poco ho riconosciuto le note di "tea for two". mi sono ricordata allora che nel jazz questo si può fare: prendere un tema e rielaborarlo in maniera personale e improvvisata (mirabile dictu, nessuno ti cita per plagio). proprio come nelle fiabe. prendi un intreccio e lo racconta in maniera improvvisata e personalizzata col tuo target (una volta non si usavano questi termini raffinati, ma ci siamo capiti). insomma, tutti si copiavano perché non c'era e non c'è una versione legittima di ciascuna fiaba. in quasi tutti i casi non esiste una forma originale a monte di tutte le varianti. o meglio, a monte ci sono altre cose di cui non è rimasta altra memoria che le fiabe, appunto. ci sono solo i bambini che quando si innamorano di una favola la vogliono sentire mille volte ripetuta, senza sgarrare di una virgola. questo però è quello che credono loro; basta provare una volta a raccontargliela diversa e subito si innamorano della nuova versione.

anche agli adulti piacciono le favole, e non solo in forma jazz. a loro piace, per esempio, sentirsi dire che le tasse diminuiranno anche se sanno che ciò non sarà mai. gli piace sentir dire che aumenteranno le pensioni e i posti di lavoro, anche se non se ne vede la ragione. gli piace poi tantissimo sentir dire che hanno ragione loro (il torto è sempre degli altri). a loro piacciono i film che finiscono bene e che non lasciano dubbi sull'esito finale (quindi non vanno, gli adulti, a vedere "vento di terra"). agli adulti, non meno che ai bambini, piacciono le certezze e non amano chi, magari senza volere, insinua dubbi nelle crepe. purtroppo spesso e volentieri la verità non collima con queste certezze, ma loro sono fatti così. bisogna capirli: tutto il santo giorno a lavorare e sudare per portare a casa la pagnotta (a proposito, oggi ho ripreso a fare il pane!); tutto il santo giorno a litigare con il capo mestruato, con un traffico boia, con rumori casini e frustrazioni, e il padrone di casa, e il vicino rompi, e la nonna malata, e il computer che bisogna cambiargli la ventolina e quel testa di c. te la fa pagare una cifra e mezzo, cavolo, per un pezzettino di plastica, ma siamo proprio fuori di testa? insomma, la vita degli adulti non è per niente facile. se poi gliela vai ancora a complicare con queste stupidaggini del terzo mondo che muore di fame, e l'effetto-serra (io c'avrei due fiorellini, quasi quasi...), e il buco nell'ozono (ma metteteci ferrara così non perde più!), e che non tutti i musulmani sono cattivi e bombaroli, e che forse forse cristo se l'è ciulata per davvero la maddalena, e che... ecchediamine, un po' di pietà per questo povero frastornato adulto, no?

anche le mie fiabe finiscono tutte bene (ma il bene che dico io, mica quello che dicono gli altri). l'eroina deve morire per passare a miglior vita, per esempio. l'eroe deve lasciarci una mano per ottenere la bella principessa. e via menomando. così anche nel film dell'altra sera ("vento di terra"... ma state attenti mentre vi scrivo?) il finale è lieto anche se il protagonista si scopre malato per esposizione all'uranio impoverito (e meno male, chissà che succedeva se era arricchito). dov'è la lietezza? (lietitudine... letore...) se ci pensate bene, la vedete anche voi, basta solo un pizzico di immaginazione...

scritto da maribelle | 19:03 | commenti
| Torna su


giovedì, 03 febbraio 2005

das oggi la nostra creta...  apprendo oggi che un paio di giorni fa è morto il papà della creta... ho ancora un porta-lampada a forma di donnina che campeggia in sala a eterna (finchè vivo) memoria delle mie prodezze artistiche. confesso che fino a qualche minuto fa non mi era mai venuto in mente che qualcuno potesse averla inventata! requiescat in pacem

avete notato che i pendolari si stanno compattando? avete notato che il famoso sciopero dell'abbonamento che ventilavo qualche tempo fa si sta attuando? sono contenta. aleggiava nell'aria da un bel mesetto e devo dire che parlarne apertamente con gente che vive la tua stessa condizione serve. le idee devono arieggiare, galleggiare nell'aria, fluttuare da orecchia a bocca a orecchia per spandersi. un buon meme. continuiamo così e non lasciamoci intimorire dai disfattisti. pacificamente, senza incazzarsi troppo, portando sempre il dovuto rispetto a chi ci sta vicino e ricordandoci sempre che i lavoratori e le persone in generale non hanno colpa. hasta la victoria siempre! :))

scritto da maribelle | 00:17 | commenti (1)
| Torna su


martedì, 01 febbraio 2005

baci.  tu che ami le notizie curiose, matte, questa è per te! :))

« Uno studio svedese rivela: nel bacio "alla francese" si trasmettono 40mila parassiti di 250 tipi diversi. Scopo della ricerca: promuovere l'igiene orale!
C'e' anche una buona notizia: baciare aiuta a dimagrire. Un bacio di 30 ore, 59 minuti e 27 secondi brucia fino a 8mila calorie.
Poi si sviene. »
[ fonte: cac@onews ]

scritto da maribelle | 01:28 | commenti (2)
| Torna su