.: diario di bordo :.

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martedì, 27 giugno 2006

catene odiose.  sta girando da stamattina una catena di messaggi che riguardano l'on. (mica tanto) francesco speroni, in seguito alla sua affermazione "a caldo" dopo il risultato del referendum. in questi messaggi sono indicati numero di telefono di casa e indirizzo email (ammesso che il primo sia vero). anche se posso condividere lo sdegno per quell'affermazione, così in contrasto con la carica istituzionale, considerando pure che il suo lauto stipendio viene pagato da tutti noi contribuenti, e pur trovando lecito l'invio di una mail di protesta al suo indirizzo ufficiale per protestare detta affermazione, non condivido in alcun modo l'invito al linciaggio, anche se il personaggio in questione non attira affatto la mia simpatia e la mia stima. cedere alla tentazione sull'onda di un'emozione di pancia significa mettersi sullo stesso piano di simili personaggi, passare automaticamente dalla parte del torto, nonchè contribuire alla diffusione di una certa tendenza all'illegalità che certamente non appartiene all'eredità storica della sinistra italiana.

quindi, se vi arrivano messaggi del genere, vi consiglio di cestinarli senza altro pensiero. o, al massimo, concertare con simil-pensanti una denuncia all'onorevole in questione per diffamazione. spetterà poi alla massima corte decidere se dire a qualcuno "fai schifo" sia un insulto o no.

scritto da maribelle | 16:07 | commenti (2)
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lunedì, 26 giugno 2006

traslochi.  il senatur ha detto stamattina: se vincono i "no" ce ne andiamo in svizzera. adesso che il risultato conferma un deciso e fortissimo no, il senatur dice che ritenteranno. eh no, bellino, ora te te ne vai in svizzera e la pianti di rompere i santissimi. aveva anche detto che se al nord vinceva la sua riforma, sarebbe andato all'onu. benissimo: a quando il viaggetto a new york? sono certa che non vedono l'ora di farsi due risate anche loro, poverini...

scritto da maribelle | 21:50 | commenti
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venerdì, 23 giugno 2006

"C´era una volta un signore che amava indossare (e far indossare) una divisa confezionata in orbace nero. Ogni tanto si affacciava ad un balcone o trebbiava il grano. E ogni volta gonfiava i muscoli e induriva le mascelle. Voleva comandare tutto da solo. Durò circa vent´anni, durante i quali combinò anche qualcosa di buono (difficile sbagliarle tutte in un così lungo periodo...). Ma alla fine portò alla rovina il suo Paese: l´Italia."

dall'incipit (di un articolo apparso su l'unità, si direbbe che gian carlo caselli si sia messo a scrivere fiabe, ma non è così. tracciando, come tanti altri, le ragioni della nostra costituzione, la difende in toto sollevando un dubbio che a me, onestamente, ronzava in testa da tempo: che bisogno c'è di cambiare la costituzione? che cosa c'è che non va? perché, anche quando il referendum avrà definitivamente affossato questa riformetta di schifo, maggioranza e opposizione dovrebbero "dialogare" per riformarla? se qualcuno me lo spiega, mi fa un grosso favore. fino ad allora, continuerò a ritenerla una signora costituzione da tener stretta. e poi... w ciampi e w scalfaro!



sabato, 17 giugno 2006

ologramma.  con un grammo di olio ci ungo la telia per la pizza. la vita è una pizza (per questo quando ci sono film di avventure i botteghini vengono presi d'assalto), perché come disse il vecchio saggio la vita è una lunga pausa tra la nascita e la morte, e in qualche modo bisogna ingannare l'attesa. si tergiversa, ci si gingilla con questo e quello, cercando di non pensarci. gli struzzi lo fanno materialmente, noi la testa nella sabbia delle nostre attività produttive ce la ficchiamo metaforicamente. il senatur, invece di farsi curare, sbraita che la lombardia, l'italia che lavora, l'italia che produce, mantiene l'altra italia, le altre 19 regioni che se la godono, cantano, ballano, ridono e scherzano (e fanno cultura). mi sembra una buona notizia per gli operai liguri che temono per i propri posti di lavoro: statevene a casa, poichè, come ci ha finalmente rivelato il senatur (in veste di guru santone), tutto questo gran daffare che ci diamo in terronia non è che mera illusione. appaio dunque sogno.

no!  volete voi la dittatura?
volete voi che si decida del vostro destino senza chiedere il vostro parere?
volete voi che un uomo solo cambi le regole del gioco mentre state giocando?
volete voi che il vostro medico si rifiuti di visitarvi perché la vostra regione non ha più i fondi per pagarlo?
volete voi che vostro figlio riceva una educazione inferiore a quella di suo cugino che sta oltre il confine?
volete voi che l'assassino di vostro figlio possa trovare rifugio nella regione confinante perché quella regione si rifiuta di dare l'estradizione alla vostra regione?
volete voi andare a roma e sentirvi come se foste all'estero, con l'ospedale che si rifiuta di curarvi perché non avete i soldi per pagare?
se la risposta a tutte queste domande è "no", sapete cosa votare tra una settimana. non lasciatevi ingannare dalla propaganda: la riduzione del numero di parlamentari è l'unica cosa buona di quella "porcata", il restante 99% è da buttare ai porci (appunto).



domenica, 11 giugno 2006

fiato alla bocca.  ho già difeso in questa sede il diritto al silenzio (a produrlo e a recepirlo). mi tocca ritornare sull'argomento per una riflessione su quello che siamo disposti a udire/leggere e fino a che punto. si dice che la libertà personale arriva fino ai confini della libertà altrui. io posso fare del mio giardino quello che mi pare (permessi permettendo) ma se le radici del mio bamboo vanno a rompere l'asfalto del mio vicino, quello ha il diritto di rivalersi su di me (non di picchiarmi). io ho il diritto di esprimere il mio pensiero, qualunque esso sia, ma non di insultare (il confine qui si fa oltremodo labile e difficile da tracciare: come da recenti sentenze della cassazione, io posso dare del buffone ad un politico sotto processo ma non posso dire alla mia ginecologa di imparare il suo mestiere).

forse varrebbe la pena di distinguere un momento tra diritto, che implica il potere di esercitarlo (gli uomini hanno il diritto di restare incinti) e la consapevolezza delle conseguenze (per es., se io voto tizio o caio), e buonsenso, che implica la comprensione dell'opportunità (se, per es., entro nei quartieri spagnoli carica di ori e ogni ben di dio, e ne esco in mutande, poi ho un bel gridare all'ingiustizia, ma nessun poliziotto avrà simpatia per il mio caso).

la materia della libertà di espressione (e del cugino diritto di cronaca) è stata oggetto di studio e di ampia legislazione e ancora stiamo qui a menarci sul tema. ci si accapiglia se certe cose vengono dette platealmente (media) con poco o nullo contradditorio, o sui fischi presi da questo o quel politico, dimenticandoci poi di prendercela con quei media che a tali espressioni tanto spazio hanno dato alimentando ancor più la polemica. eppure, oltre dieci anni di "blob" (e altre minuscole trasmissioni figlie) dovrebbero averci insegnato alcune cose: a) che la scelta e la presentazione di notizie senza commento sono già un commento e una linea editoriale; b) che il ridicolo (o lo scandaloso) risalta meglio se non commentato o argomentato. e torniamo al diritto al silenzio.

ospiti di bruno vespa, apprendo da un commento di maria novella oppo su l'unità, hanno inteso esonerare vittorio emanuele iii dalla colpa di aver lasciato fare a mussolini con una teoria quanto mai strampalata (eccesso di rispetto da parte del re nei confronti dello statuto albertino). a quanto pare non ci sono state obiezioni a tale strampalata teoria nel corso del programma. e dunque? se io vado in tivvù e espongo la mia teoria che il sole gira intorno alla terra, c'è forse qualche astrofisico sano di mente che avrebbe voglia di contraddirmi? il guaio non è nelle idee, per quanto strambe siano, che vengono propugnate coram populi, ma nel terreno più o meno fertile che potrebbero trovare tra gli ascoltatori. proprio ieri, a palazzo san giorgio, ho assistito ad una interessante e lucida piccola lezione di storia sulla liberazione di genova ad opera del popolo genovese (e non di un esercito straniero) davanti ad una classe di liceali. i fanciullini ascoltavano con l'aria più annoiata di questo mondo tenuti a bada soltanto dallo sguardo dei due docenti condannati alla bisogna. ad una semplice domanda (quale grossa guerra avevano studiato durante l'anno appena terminato) è seguita una mastodontica scena muta. se la brava guida che li stava istruendo sulla gloria cittadina avesse per caso detto che il re aveva agito secondo legge e coscienza, e che cacciarlo a pedatoni è stata una grave ingiustizia, come avrebbero reagito quegli studenti?

scritto da maribelle | 20:10 | commenti
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