.: diario di bordo :.

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giovedì, 29 novembre 2007

antipatiche.  sono tornate, tante e incazzate. la denuncia delle violenze subite corre lungo il filo della rabbia urlata e non soffocata contro un cuscino e dentro un senso di colpa mista a vergogna. sono tornate le femministe arrabbiate? c'è chi ha storto la bocca all'aura di esclusivismo, alla ricerca di purezza. passi fischiare la moratti alla manifestazione del primo maggio (del resto, che ci sta a fare un capitalista in un corteo di operai?). neppure a sinistra quei fischi sono piaciuti, ma si è trovato facilmente un'attenuante. non piace invece, anzi, proprio non va giù che turco pollastrini e melandri debbano essere fischiate dalle donne (come se le donne fossero sempre, di default, di sinistra). ma come, si son dette: sono donna, sono di sinistra e sono ministra, cosa c'è che non va? la domanda, ovviamente, non va rivolta ai media, che sono lì solo per raccogliere, ma a loro stesse. ministre: cosa c'è che non va? le donne aspettano una risposta.

a corredo di questi fischi, per la sinistra cd moderata incomprensibili, è parso anti-democratico voler escludere le politiche di destra (che poco o nulla fecero per le loro sorelle) e gli uomini, per quanto compagni fossero. anti-democratico? come se una qualunque manifestazione politica debba per forza essere aperta a chiunque desideri farne parte. si è perso il senso che chi protesta lo fa come gli pare (entro i limiti di legge, ovvio) e con chi gli pare. esistono migliaia di circoli privati che si riservano il diritto di escludere l'appartenenza secondo criteri arbitrari e nessuno protesta o strepita per una violazione della democrazia. esistono organizzazioni di lavoratori che escludono a priori l'accesso a determinati altri gruppi di lavoratori (per es., un ingegnere non può far parte dell'albo degli architetti o dei medici). addirittura i datori di lavoro si arrogano il diritto di discriminare contro le donne sotto pretesti pretestuosi (non è un lavoro da donne). e poi ci si meraviglia che le donne vogliano escludere gli uomini o quelle donne che non garantiscono loro quei diritti che la costituzione, in teoria, garantirebbe loro. strano? anti-democratico? oppure soltanto logico?

l'altro giorno alla radio cristina comencini, rievocando il '77, ha cercato di spiegare il motivo e il bisogno di esclusivismo in quegli anni, e ha detto "davanti agli uomini le donne non dicono tutto, non parlano dei loro veri problemi". penserete che un conto è un gruppo di autocoscienza e un altro è una manifestazione in piazza. la piazza è di tutti. obiezione, vostro onore. io alle manifestazioni di forza nuova non ci vado, e rassegno (magari a malincuore) a loro il diritto di occupare, temporaneamente, la piazza. non possono dunque gli uomini e le donne-uomo rassegnare ugualmente quel diritto alle donne-donne?



sabato, 24 novembre 2007

niente scuse!  come tutti sapete, oggi a roma c'è stata la grande manifestazione contro la violenza sulle donne, con un giorno d'anticipo sulla giornata internazionale. affinchè l'occasione non si riduca a un momento autoreferenziale senza sbocchi, vi invito tutti a leggere, stampare e affiggere pubblicamente sul luogo di lavoro la piccola tabella elaborata dall'aidos, su dati raccolti dalla world bank.

inoltre, affinchè voi che leggete e che non avete subito né inflitto violenza, non vi illudiate che la questione non vi riguarda, propongo un quesito su cui potrete riflettere con vostro agio, anche dopo domani e nei giorni seguenti: la violenza subita / inflitta da dove nasce? è possibile che venga respirata e mangiata nel sistema sociale in cui viviamo? davvero la violenza subita dalle donne nasce e muore entro le mura domestiche o nel buio di un vicoletto deserto?

un paio di segnalazioni filmiche. la lista non è esauriente, non pretende di esserlo. al contrario, è un punto di partenza. altri titoli ce li mettete voi! :)

water, d. metha
moolaadé, o. sembene
il segreto di esma, j. zbanic



venerdì, 23 novembre 2007

esercizi utili.  non tutto della tv è da buttare. ci sono, per esempio, bei documentari che vanno in onda in seconda serata o addirittura a tarda notte (i nottambuli o i videoregistrator-dotati lo sanno). quando dico "belli" non intendo piacevoli o che fanno stare bene. non sono immagini di posti esotici che non visiteremo mai, o luoghi d'arte e cultura che vorremmo avere sotto casa o tutelare. si tratta di altre realtà, lontane anni luce dalla nostra agiata vita quotidiana. per esempio, silvestro montanaro ieri sera ci ha mostrato gli effetti collaterali degli esperimenti svolti dalla pfizer sui bambini nigeriani, e subito dopo un'altra indagine sul traffico di reni. no, non sono storie edificanti e fanno chiudere la bocca dello stomaco (forse è per questo che li danno lontano dai pasti). quel che è peggio, alimentano quel fastidioso senso di impotenza che già proviamo nella nostra lotta quotidiana. allora, perché guardarli? puro masochismo?

forse è anche masochismo, punirci per essere così riparati, nelle nostre case dotate di acqua corrente, elettricità ed internet. forse rientra nella vocazione del cattolico auto-punente. ma c'è un'altra ragione per flagellarsi con queste tristi storie. tutti i giorni troviamo qualcosa che non va nella nostra vita. siamo irritati perché dobbiamo pagare l'ici, o perché il comune non vuole darci il tale permesso, o perché l'assicurazione non ci vuole rimborsare l'ultimo ciocco che abbiamo fatto. la nostra scontentezza ci porta ad essere sgarbati con gli altri. nelle code attacchiamo barruffa. non troviamo parcheggio e infiliamo il nostro potente e ingombrante mezzo laddove arreca disagio ad altri cittadini (e se ce lo fanno notare, contrattacchiamo). siamo spesso arroganti insolenti e prepotenti e ci sentiamo giustificati dall'arroganza insolenza e prepotenza altrui. siamo violenti perché violento è il sistema. nessuno è infelice quanto noi. e quando qualcuno, con pari petulanza, ci ricorda che c'è gente che sta peggio, gli rispondiamo con quel granello di saggezza che ci resta, che il peggio non è mai morto. e dunque? siamo davvero gli esseri più infelici del mondo?

guardare come vive l'altra metà del mondo serve. non servirà a risollevarli dalle loro sofferenze, ma servirà a noi a ridimensionare la nostra presunta infelicità e il nostro vittimismo da principessina ebrea (espressione americana). ci aiuterà a capire, per esempio, che quelle medicine che a noi non costano niente perché finanziate dal servizio sanitario nazionale (ma che costose lo sono e tanto) sono il frutto di sofferenza inutile; che per arrivare a quel risultato migliaia di bambini ora vivono menomati e con una aspettativa di vita ben inferiore alla nostra, prolungata artificialmente da quelle stesse medicine. serve a ricordarci quanto noi siamo fortunati, perché non abbiamo fatto niente per meritare di nascere in questo mondo. e io lo renderei obbligatorio per chiunque voglia farsi una vacanzina in luoghi esotici o in villaggi di benessere. serve, alla fine, per sentirci davvero ridicoli e piccoli. e non è poco.



martedì, 20 novembre 2007

colmare lacune.  non ci voleva. fare opposizione con questo sindaco è come cercare di tappare un tubo pieno di buchi: metti una mano qui e l'acqua esce di lì; metti una mano lì, e l'acqua esce da un'altra parte e poi un'altra ancora, e intanto non riesci a riempire il bicchiere. ci vorrebbero mille mani!!! adesso se ne esce con il progetto per la colmata, tanto per colmare una lacuna a suo dire imperativa. manco a farlo apposta, proprio l'altra sera a report abbiamo assistito all'emmenthalizzazione di milano, tutta a vantaggio di singoli imprenditori e a svantaggio dei cittadini. poco consola che l'assessore sgarbi e la sindaca moratti siano contrari: di fatto nulla possono davanti all'inarginabile marea di soldi che tutto compra e tutto guasta. emulo, il nostro caro (v. costoso) sindaco procede imperterrito con progetti che ridisegneranno del tutto il profilo cittadino.

sulla carta il progetto è tanto grandioso quanto all'avanguardia. strutture con un'altezza inferiore ai dieci metri, albergo, centro congressi, appartamenti di lusso, piscine, spazio giochi, spazio per le società nautiche, pista ciclabile, alberi come in amazzonia (dopo la deforestazione), ampia piazza come nel rinascimento, parcheggi a gogò e... una biblioteca. costo: 95 milioni di euro, una petecchia. chi finanzia? la regione (ma lo sa?) e i privati (in cambio di che?). in attesa di vedere il progetto su carta corredato di ogni dettaglio, molti i dubbi che coviamo...

per passare a cose più allegre, onoro in una botta sola i morti illustri di novembre: pasolini (2), proust (18) e jfk (22).

Nous n'arrivons pas à changer les choses suivant notre désir, mais peu à peu notre désir change. [mp]
Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato. [ppp]
Too often we enjoy the comfort of opinion without the discomfort of thought. [jfk]

scritto da maribelle | 16:14 | commenti (2)
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sabato, 17 novembre 2007

Voi gente per bene che pace cercate...  gli stadi evitate e i vicoli bui. evitate le strade di zone malfamate, evitate tristi paraggi e i grandi parcheggi, e se i ricci in testa avete, piu' tosto li radete e meglio starete. la pelle troppo scura a noi non ci va, e nemmeno la parlata di chi non è di qua. ci piace la calma, la serenità, del vivere di provincia il quieto tran tran. non fate domande, se volete la pace, a noi non ci piace la curiosità. e non alzate la voce, per carità, siamo gente per bene, non di città.

potrei continuare sul danno che arrecano le biciclette in centro (nove multe l'altro ieri per transito illegale) e il gran fastidio che associazioni e volontariato comportano per il nostro caro sindaco. per non parlare della necessità di vendere monumenti e spiagge al miglior offerente (sempre lo stesso) e colmare di cemento e fontane ogni spazio libero. che importa se i cittadini non sono contenti? hanno votato? ebbene, ora tacciano per cinque anni e lascino lavorare in pace chi fatica per loro! il sindaco sbevazza? e che fa? il sindaco massacra la moglie di botte? embe'? alle elezioni ha avuto il 51%: santo subito.

scritto da maribelle | 00:26 | commenti (2)
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giovedì, 08 novembre 2007

ieri, novant'anni fa... anche se il muro è crollato, anche se molti si son rivestiti di lusso, con giacca cravatta e telefonino, anche se quella parola è quasi un insulto... la rivoluzione non va dimenticata né scordare si deve lo spirito che l'animò. gli ideali non crollano, la giustizia esige ancora i suoi sacrifici. non scordiamo le lotte, il sudore ed il sangue, per avere uguaglianza non si stanchino le membra. urliamo, sussurriamo, comunque la voce non spegniamo, mai. l'ideale è giusto, la storia lo dimostra. non ci arrendiamo adesso: dice ingrao, la lotta continua.

io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi.

scritto da maribelle | 15:52 | commenti
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martedì, 06 novembre 2007

demo... what?  c'è una notizia affatto allarmante, data ieri sul new york times: il governo ha operato attivamente, dietro le quinte, per escludere dal voto potenziali elettori democratici. pare, infatti, che l'ufficio per la tutela del diritto di voto del dipartimento di giustizia abbia attuato strategie per scoraggiare il voto, soprattutto di elettori neri; per esempio, ha appoggiato una legge dello stato della georgia che impone l'acquisto di una tessera per poter accedere al voto (ripristino della famigerata poll tax). sapendo che già nel 2000 l'ufficio del governatore jeb bush (florida!) si è tanto adoperata per escludere potenziali elettori democratici dal voto, una simile strategia non sembra incoerente... ma, democratica? john tanner, capo dell'ufficio suddetto sul diritto di voto, ha fatto commenti razzisti sul luogo di lavoro; per esempio, riguardo alla "poll tax", ha detto che la cosa non riguarda i neri perché, è noto (dice lui), che i neri vivono meno dei bianchi, e siccome il requisito di identità danneggerebbe soprattutto gli anziani, i neri non ne risentirebbero.

ora, voi vi chiederete: be', 'sta cosa riguarda l'america, a noi che ce ne cale? a livello meramente giuridico, direi che avete ragione. a livello più generale, no. punto primo: l'attuale amministrazione (non solo) si fregia di giustificare ogni guerra e abuso all'estero (come i sequestri illegali di cittadini stranieri e affido forzato agli specialisti della tortura in paesi "canaglia", che sempre vengono bene quando si tratta di violazioni dei diritti umani) con il più alto fine di "esportare la democrazia" (quale? quella delle discriminazioni? quella dei ricchi? quella della guerra tra classi sociali?). punto secondo: come loro stessi ci hanno spesso ribadito, viviamo ormai nel villaggio globale, e se vale per loro farsi i cavoli altrui in terre altrui, altrettanto vale per noi farci i cavoli loro in terra loro. punto terzo: dato sempre lo stesso villaggio globale, esiste pur sempre il rischio che esportino anche da noi il loro tipo di demo... what?

link all'articolo del new york times

e già che ci siete, leggetevi anche questo interessante articolo di robert fisk (the independent), una tantum recensore cinematografico.



domenica, 04 novembre 2007

partecipazione o coinvolgimento?  si è tenuto ieri, a chiavari, il primo convegno cittadino sulla partecipazione applicata all'amministrazione pubblica (organizzato, guarda caso, da partecip@ttiva). nella mattinata abbiamo potuto ascoltare tre assessori di tre comuni che applicano la partecipazione. i tre interventi riguardavano tre settori importanti per tutte le comunità: bilancio, urbanistica, sicurezza.

dalle relazioni, chiare ed esaurienti, sono emersi alcuni aspetti su cui penso valga la pena di soffermarsi e riflettere: la partecipazione non è né spontanea né immediata né facile (per questo bisogna studiare un metodo per facilitare e incoraggiarla); la partecipazione ha un costo reale che però rappresenta un investimento per il futuro, perché, a conti fatti, i comuni che applicano la partecipazione finiscono per gestire costi ridimensionati; la partecipazione presuppone condivisione di responsabilità, quindi potere decisionale da parte dei cittadini (v. democrazia diretta). tutto questo comporta una prima conclusione: la partecipazione non si può improvvisare, soprattutto in quelle realtà dove i cittadini sono da troppo tempo abituati a delegare responsabilità e potere. per arrivarci bisogna innanzitutto coinvolgerli nei progetti che li riguardano (tutti) e restituire loro il senso di appartenenza (l'appartenenza crea un ambiente sicuro, vivibile, solidale e, cosa di non poco conto, economico).

lo sforzo iniziale non è irrilevante: bisogna superare la naturale diffidenza e scetticismo nonchè pigrizia dei cittadini. allora, bisogna coinvolgerli non solo con le assemblee e i comitati di quartiere, ma anche in cose più semplici e banali, come la reciprocità, l'assistenza, le connessioni sociali. cioè, ricostruire quel tessuto sociale che i cambiamenti degli ultimi decenni hanno sgretolato (ritmi di vita, influssi di persone, alienazione delle relazioni sociali, invecchiamento della popolazione), in concomitanza e in simmetria con la perdita di antichi valori senza che ne siano stati recuperati altri. un aspetto che, inoltre, non va mai sottovalutato è l'informazione bilaterale: bisogna creare canali bidirezionali sia a livello verticale (cittadino istituzioni) sia a livello orizzontale (cittadino cittadino). ci sono infatti strumenti di partecipazione che già sono contemplati dalle leggi vigenti, si tratta solo di conoscerli e (farli) applicare.

nel pomeriggio i partecipanti si sono suddivisi in tre gruppi per esaminare ed esplorare un percorso fattibile per raggiungere questi obiettivi nella realtà locale. ci siamo accorti che, senza aspettare che le istituzioni ci "regalino" la partecipazione e la libertà (quella regalata vale poco e si può togliere con la stessa facilità con cui è stata donata) possiamo iniziare noi il percorso "dal basso", mettendo in rete i gruppi di cittadini che già operano nel territorio (che quindi conoscono capillarmente), siano esse associazioni, parrocchie, comitati o altro. si può dunque iniziare a operare il cambiamento e aspettarci poi che i cittadini che hanno vissuto, esperito, goduto dei suoi vantaggi possano poi proporre ed esigere dalle istituzioni il riconoscimento di detto cambiamento.

per ogni altra informazione e per vedere (quando saranno disponibili) i video della giornata, rivolgetevi sempre al sito di partecip@ttiva.



venerdì, 02 novembre 2007

intolleranze.  sono d'accordo, i criminali bisogna espellerli tutti, indiscriminatamente, senza riguardo per nazionalità, credo, genere, stato sociale. sì, avete inteso bene: i criminali, e a maggior ragione quelli che reiterano il loro crimine, devono essere espulsi come materia nociva, come noi svuotiamo le viscere ogni mattina. adesso, fuori previti e dell'utri, subito.


italia dei disvalori.  di pietro si sta giocando la mia fiducia. oh intendiamoci, non l'ho mai votato, ma lo stesso mi ispirava abbastanza fiducia. poi ha votato il decreto anti-blog in consiglio dei ministri, e poi, visto come stavano le cose in rete, ha dichiarato nientepopodimenoche di volersi dimettere da ministro se passava. ma guarda. non contento, che fa petruzzo? vota contro la commissione d'inchiesta sui fatti del g8 di genova. qui siamo tutti con la bocca spalancata (e le cose tonde che girano vorticosamente). dice, non si può indagare solo sulla polizia, eccheddiamine. eh no, bisogna indagare anche sui manifestanti, quelli che sono sotto processo per aver danneggiato l'immagine del nostro paese dando ripetutamente testate contro i manganelli della polizia e imbrattando le strade e i muri e i pavimenti alla diaz e a bolzaneto con il loro sangue. così com'è noto che carlo giuliani si è suicidato saltando incontro alla pallottola vagante.

sul mastellone non ci spreco neppure una parola, tanto come ministro dell'ingiustizia sta facendo un lavoro egregio.

buonanotte.

scritto da maribelle | 01:05 | commenti
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