.: diario di bordo :.

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venerdì, 25 gennaio 2008

conati paralleli.  se una notte d'inverno un cittadino normale normalmente intenzionato a vedere e ascoltare la sua settimanale dose di robante aligni si vede invece dirottato militarmente sullo speciale della cariatide bzzzz, è facile che si dirotti lui se stesso medesimo su più acconcia trasmissione, invece di dirottarsi verso il fido libro. se poi l'acconcia trasmissione tratta di storia, anche se vista attraverso gli occhi del paolo mieti, quello dotato di falcetto atto a limare differenze ideologiche e risultati storici, l'incauto telecittadino si illuderà di poter svangare il collasso cardiocircolatorio. e sbaglia.

il neo plutarcoide pseudo storico non già giornalista si esibisce in una ennesima fustigazione della memoria confrontando vita morte e miracoli di due personaggi ben poco paragonabili: enrico berlinguer e bettino craxi. il ben poco sentimentale telecittadino non potrà evitare la lagrimuccia nel rivivere momenti importanti e tragici e fatali della storia recente, ma impallidirà, illividerà, rosicherà l'amaro calice quando il neo plutarcoide mieloso conchiuderà la sua presentazione (partigiana e selettiva) con l'affermazione che sono stati due grandi personaggi della storia italiana del novecento, entrambi finiti tragicamente, entrambi con il loro bagaglio di errori e successi, entrambi della medesima statura (ottenuta facendo una media matematica tra quella fisica e quella morale, poiché è arcinoto che craxi sovrastava il segretario del pci di molti centimetri).

che io sappia a berlinguer nessuno ha mai tirato monetine, ma dopo il successo storico del pci nel '75, iniziò a circolare una barzelletta: compagno berlinguer, abbiamo avuto un grande successo, no? sì, compagno, l'abbiamo avuto. e io ho dato tanto al partito, no? sì, compagno, tu hai dato tanto. be', che ne diresti di darmi una villa al mare come riconoscimento? carro compagno, una villa al mare non te la posso dare, ma una man...sarda sì! (e si porge la mano all'interlocutore) quello che invece si diceva di craxi a milano negli anni '80 non lo riferisco perché non sta bene.



giovedì, 24 gennaio 2008

io rifiuto, tu rifiuti, egli udeur.  la solidarietà con i concittadini campani ha un limite: perché ci dovremmo cuccare anche mastella? ce lo siamo scolato per due anni, abbiamo tollerato i suoi olezzi, ora mi pare giusto che ritorni nella sua discarica. altro discorso per l'onorevole signore che presiede alla regione sicilia: sono d'accordo che chi ha subito (da vittima della magistratura politicizzata) debba poter continuare il suo lavoro. quanti cittadini con la fedina penale men che lavata con dash non riescono a trovare lavoro? chi ha una carica di responsabilità e viene stipendiato dai contribuenti, deve poter continuare il proprio lavoro. chi invece svolge un normale, banale lavoro di impiegatuccio deve finire in mezzo a una strada e baciarsi i gomiti che non lo spappolano.

altra cosa sono i rifiuti rifiutati dalla regione liguria, e poi parzialmente accolti (una simbolica quota di mille tonnellate, ovvero quello che la regione liguria produce ogni giorno da sola, senza l'aiuto di altre regioni). i liguri, gente perbene e generosa, hanno rumorosamente protestato a questa simbolica accoglienza di rifiuti che loro volevano rifiutare. i liguri, persone meravigliose davvero (lo devo dire perché ci vivo), però non protestano mai per i rifiuti che ogni giorno vengono dalla lombardia e dal piemonte. eh ma si sa, la rumenta nordica odora di rose, mentre quella napoletana puzza di merda!

tutti dicono che prodi cade. e se cade, ci facciamo tutti del male. altri cinque anni di leggi ad personam, di lega allo sbaraglio, di tremontismo rampante, di dilapidazione del bene pubblico, di arrivismo delinquenziale, di polverizzazione di quel poco che ancora resta di orgoglio nazionale... se proprio deve cadere, che almeno prodi abbia una rete di sicurezza...!

scritto da maribelle | 16:22 | commenti
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mercoledì, 16 gennaio 2008

scacco ateneo.  nel marasma mediatico la realtà sembra sempre diversa da quella che è. riassumiamo: il magnifico rettore dell'università "la sapienza" di roma (di cui la sottoscritta si è pregiata di essere a suo tempo iscritta) ha invitato il santo padre a tenere una conferenza in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico. scelta quanto meno discutibile, e lo sarebbe stata anche se avesse invitato il dalai lama o il patriarca di cipro o l'imam di gerusalemme o... e questa discutibilità sussiste anche ignorando per un momento le posizioni di questo papa teologo sulla scienza e le posizioni della santa sede nel corso della storia sulla libertà di espressione e di dissenso. a novembre, vale a dire due mesi or sono, 67 professori del medesimo ateneo hanno fatto sapere al rettore (magnifico o no) che cosa opinavano in merito. il rettore (magnifico?) ha scelto di ignorare la loro posizione.

oggi ci ritroviamo con un santo martire della censura laica e scientista. bella roba. io, da laica e non cattolica, mi permetto di censurare il comportamento degli studenti. come se non sapessero che i media nostrani non aspettano altro che poter fare un po' di cancan sulle rovine dell'accademia italiana, già oltraggiosamente bistrattata da incuria statale e dal degrado intellettuale del paese (essere intellettuali oggi è un'onta da lavare nel dixan). inscenare una protesta e minacciare casotti per l'annunciata visita papale non ha fatto che conferire una piega negativa alla civile e dignitosa protesta dei 67 scienziati. era prevedibile che la cosa sarebbe sfociata in quello che è sfociato, ed era altrettanto prevedibile che il papa si riducesse (obtorto collo?) a rinunciare all'invito. una scelta politica mediaticamente corretta ed efficace. oggi è lui il martire, mica galileo (e campanella). il guaio di molte organizzazioni di sinistra è di non conoscere il gioco degli scacchi: per vincere bisogna pensare tre mosse alla volta. scacco al re(ttore).



domenica, 06 gennaio 2008

felice 008?  non si può dire che quest'anno sia iniziato sotto i migliori auspici. vero è che, quando non vivevamo ancora nel villaggio globale, l'esordio di un anno nuovo veniva giudicato in base a quello che ci accadeva intorno. quanti capodanni ho passato con i morti in vietnam che continuavano il loro conteggio quotidiano, a dispetto delle celebrazioni (anche perché, in oriente, il capodanno cade in un giorno diverso dal nostro). e quanti ce ne sono stati con il quotidiano conteggio di cadaveri in palestina, irlanda del nord, dati con precisione sadica dai mezzi di comunicazione dell'epoca. eppure quella ecatombe formato stillicidio non ha sciupato i personali festeggiamenti. per un giorno si cerca di vivere l'ottimismo a dispetto di tutto.

la mia voglia di speranza, almeno per una sera, e di trovarla nei visi circonvicini era tanta, ma ho trovato solo volti da funerale, gente ipnotizzata a ballare il liscio con il cappotto, circondata da una siepe di altra gente ipnotizzata dalla voglia di essere allegri senza esserlo. ci mancava solo la salamoia. e poi la coda per un goccio di spumante, coda che ricordava i filmati dei tempi della guerra. qualcuno, sotto la pioggia di fuochi minacciosi più che allegri fingeva di rovistare nelle tasche alla ricerca della famigerata tessera. nell'aria un acre odore di carta bruciata di salnitro di cenere. il selciato a macchie desolato come ciambelle con un buco fatto di resti di botti fuochi e altro non identificabile. qualche pentola persino, annerita dal fuoco e abbandonata. poca allegria hanno destato gli effetti pirotecnici voluti dal comune e la folla, sollevata alla fine, ha disertato l'area di divertimenti per tornare a rifugiarsi in un centro storico deserto e triste. al vedere l'arrembaggio di una dozzina di superstiti, il capo barista ha mormorato ai suoi commilitoni: ragazzi, in trincea!

il tema della guerra ha dominato anche i programmi d'intrattenimento. da una parte la follia urbanistica di hitler, da un'altra uno strano paragone tra kennedy e nixon, tra il "presidente assassinato" della nuova frontiera, del ich bin ein berliner, delle leggi per i diritti civili, e dall'altra richard "i'm not a crook" nixon che ha spiraleggiato la guerra in vietnam per farla finire e che ha sulla coscienza, oltre ai morti di laggiù, anche quattro studenti del suo paese. si vuole, chissà perché, che nixon sia migliore di kennedy, solo perché quest'ultimo potrebbe aver avuto qualche legame illecito con il mondo dello spettacolo (spettegolato però solo dopo la sua morte). come se in italia non avessimo avuto anche noi la nostra abbondante dose di politici delibati (e certo meno discreti). volontà di infangare un mito che non può difendersi per rivalutare uno dei presidenti più criminali della storia degli stati uniti (ma è comunque una bella gara). questo per un solo, semplice fatto: kennedy era ricco, bello, colto, brillante e cattolico, e raggiunto l'apice si era votato al servizio del paese, mentre l'altro, figlio di contadini, brutto, grossolano e villano, con l'arroganza del parvenu si era votato all'interesse personale (nessuno ha detto che sua massima ambizione era far sposare la figlia tricia al principe di galles?). paolo mieli, che storico non è, gioca con la storia come a dama, mangiandosi pedine e fatti in ubbidienza a regole a noi ignote. cui prodest, direttore? e buon anno, anche a te, dottor mieli, e buona befana.

scritto da maribelle | 17:56 | commenti
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