.: diario di bordo :.

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lunedì, 26 maggio 2008

a scatola chiusa prendo maroni.  il decreto delle castagne sugli immigrati (la romania non è nella ue?) ha fatto scorrere mega-ore di chiacchiere e fiumi d'inchiostro. non mi sembra però che sia stata evidenziata una cosa: per il matrimonio tra un cittadino italiano e un cittadino non italiano (vorrei dire, extracomunitario, ma non credo che la distinzione sia così banale) vengono richiesti due anni di convivenza. lo scopo presunto è quello di scoraggiare i matrimoni di convenienza (quelli, per intenderci, che si fanno ancora). lo scopo potrà forse essere giustificato (ma giustificabile?), la misura per esorcizzare il rischio, no.

può lo stato costringere due persone a convivere come requisito essenziale al matrimonio civile? ci sono persone che, o per convinzioni religiose o per convinzioni morali, non contemplano la convivenza prima del matrimonio. è dunque lecito imporlo per legge?

facciamo un esempio. maria (cittadina italiana) si fidanza con john (cittadino extracomunitario). john e maria si sono conosciuti ad uno stage; sono pazzi l'uno dell'altra e john, per amore, ha scelto di vivere in italia per sposarsi con maria. tra le tante cose che hanno in comune c'è che sono ferventi cattolici e vogliono fare le cose per benino. attualmente john è ospitato da un cugino di maria, che invece vive in famiglia. i due non possono sposarsi se non hanno vissuto due anni insieme, sotto lo stesso tetto (e, magari, anche nello stesso letto). l'avvocato di famiglia consiglia a maria di prendersi in casa john, con buona pace di mamma e papà e del fratello paolo. la famiglia sarebbe d'accordo, ma la casa è piccola e l'unico modo per poter ospitare john è di farlo dormire nella camera di paolo, dove però non c'è posto per due letti, quindi paolo dovrebbe dormire in cucina. paolo, pur avendo john in simpatia, non ne vuole sapere: sta per iniziare la quinta liceo e dovrà studiare sodo per la maturità. non solo, ma john, professionista della comunicazione, ha bisogno di uno spazio per lavorare al computer. che fare?

la soluzione ovviamente c'è: maria seguirà john in america, entrando con un semplice visto da turista, i due si sposeranno in quattro e quattr'otto coronando il loro sogno d'amore (in america non è richiesta la convivenza preliminare al matrimonio). se poi maria vorrà fare domanda per la cittadinanza americana sarà una sua precisa scelta (in tal caso, dovrà comunque rinunciare alla cittadinanza italiana, superare gli esami e via). va detto che maria è una dotata ricercatrice del cnr, e in america non ha trovato alcun ostacolo a trovare una collocazione al m.i.t. nel giro di un paio di decenni, maria avrà fatto una scoperta scientifica di portata mondiale che farà risparmiare all'economia americana milioni di dollari. se fosse rimasta in italia... chissà, forse sarebbe finita come professoressa in un liceo scientifico. tutto è bene ciò che finisce bene.

d'accordo, abbiamo lavorato di fantasia. maria e john non esistono, ma esistono tantissimi loro corrispettivi senza nome. la storiella è stata raccontata per far riflettere (non solo gli specchi).



venerdì, 23 maggio 2008

minoranza - opposizione - antagonismo.  non sono sinonimi, anche se dai discorsi di molti lo si potrebbe pensare. chi segue invece le sorti politiche del proprio comune probabilmente l'ha già capito. minoranza è il contrario di maggioranza, quindi tutte quelle forze politiche che non rientrano nella maggioranza anche se non sono tutte legate dallo stesso orientamento politico. essere minoranza non implica affatto che fare opposizione. opposizione è già un termine più preciso, poichè implica strategie più o meno omogenee di azione propositiva e oppositiva, quali informare i cittadini sulle scelte della maggioranza, sollecitare e proporre temi nuovi (che sfuggono o che vengono evitati dalla maggioranza), e criticare le azioni di governo, non tanto per fare polemica, quanto per contrastare quelle azioni che sono contrarie agli interessi dei propri rappresentati. da tutto ciò se ne deduce che fare opposizione non significa affatto essere antagonisti, o almeno non di necessità.

l'antagonismo non preclude il "dialogo costruttivo", ma non basa su di esso la sua battaglia. una notevole fetta della sinistra (quella che ormai è ridotta al ghetto extraparlamentare, a cui ci si è in parte auto-ridotta) è abituata all'antagonismo, ben più che all'opposizione, o addirittura ad essere maggioranza (non lo è storicamente, e non può esserlo in linea di principio). però spesso, grazie anche al batage pubblicitario dei media, nell'opinione della maggioranza (non necessariamente quella parlamentare), i tre termini sono equivalenti, e a chi vuol fare opposizione seria e costruttiva si imputa il voler fare opposizione nel senso di antagonismo non costruttivo. questo succede a partecip@ttiva e a tutti quei gruppi politici che cercano di fare una sana, informativa, attiva e partecipativa opposizione. quella che piace a berlusconi (e soci) è l'opposizione dialogante da salotto: una tazza di the, due pasticcini, come sta la famiglia, e poi vota con me o stai fuori dai coglioni.

durante il periodo fascista, quando non c'era opposizione, la minoranza si barcamenava tra un rassegnato silenzio o l'antagonismo in esilio o nella clandestinità, poichè ogni voce di dissenso al regime veniva zittita vuoi con l'olio di ricino e il carcere, vuoi con il silenzio stampa. oggi non viviamo in un regime fascista: il silenziatore agisce più subdolamente sviando l'attenzione dell'opinione pubblica (quella silenziosa) dai problemi veri verso quelli costruiti. almeno c'è da sperare che, condannata in via definitiva e sbattuta definitivamente in gattabuia la franzoni, non sentiremo più parlare di cogne. attendiamo con vivo interesse il prossimo caso delittuoso. qualche rumeno o rom ha voglia di offrirsi volontario per la nobile causa berluschina?

e per finire, una citazione filmica (tanto per consolarci):
"Sai che diceva quel tale? In Italia sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto asassinii, guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cosa hanno prodotto ? Gli orologi a cucù."
(Il terzo uomo - 1949)

p.s. il berlusconi quater è disceso a napoli aumentando la mole di rumenta in città. signor presidente, lo accetta un consiglio benevolo? se vuole liberare napoli dalla rumenta, la prossima riunione di consiglio la vada a tenere in una discarica, che è il luogo adibito ai rifiuti (no all'ici, no a europa7, no ai rom).

scritto da maribelle | 13:48 | commenti
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lunedì, 19 maggio 2008

land of the phree...  un avvocato di roma va a trovare la sua fidanzata della virginia (usa) e finisce in una prigione americana dove per dieci giorni viene tenuto lontano da ogni contatto esterno, gli viene vietato il contatto con un avvocato, e non ha accuse mosse contro di lui (solo il pallido pretesto di aver chiesto asilo politico... che lui non si è mai sognato di chiedere). la notizia la dá il new york times. perché questa notizia non viene data dai giornali italiani?

ricordiamoci, quando parliamo di extracomunitari, che gli americani lo sono e i rumeni no.



sabato, 17 maggio 2008

consigli per gli acquisti.  nel mondo non si fa abbastanza uso di questo importante prodotto farmaceutico. la sottoscritta invita tutti quanti (soprattutto quelli che non mi leggono) a usarne in abbondanza al fine di abbassare il livello di letame nel pianeta. da parte di gaia, grazie.

scritto da maribelle | 21:00 | commenti
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mercoledì, 14 maggio 2008

napoli brucia?  avete presente i capponi di renzo?

(fonte: repubblica.it)

eh sì: quando sei lì che affoghi nella merda (letteralmente, in questo caso) non te la prendi con chi ti ci ha messo (politici, camorra, industrie del nord), te la prendi con chi non c'entra un cazzo con la tua vita di merda e che, anzi, sta affogando con te, peggio di te. che fa la polizia? quegli eroi che molto eroicamente picchiavano inermi e indifesi dimostranti ai vari g8, ora li vediamo molto buoni e molto prudenti a non menare neppure un colpo davanti ai devastatori che bruciano le dimore (eufemismo) dei più deboli. si limitano a scortare gli zingari in luogo non menzionato (per loro sicurezza) e neppure un arresto dei delinguenti, anche se manipolati dalla destra, che hanno dato fuoco ai campi, e che a loro volta non vanno ad incendiare le case di politici o camorristi (perché sennò ci pigliano). ah già, una ragazzina ha tentato di rapire un neonato. se anche fosse vero, ciò non giustifica affattp il linciaggio di un intero popolo. gli assalitori andrebbero arrestati prima di subito e sbattuti in caserma a stare per ore e ore in piedi senza poter neppure pisciare. a questo vennero condannati quei cittadini (anche stranieri) che osarono manifestare. forse che il prefetto di napoli teme una sommossa popolare? e forse che quello di genova non la temette? a me restano in testa tante domande... chissà se qualcuno mi darà mai una risposta!

scritto da maribelle | 23:41 | commenti
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martedì, 13 maggio 2008

muffe.  uffa, siamo alle solite. chi decide cosa debba essere oggetto di dibattito presso l'opinione pubblica, ovvero tra i cittadini? a volte sono i giornalisti che dettano l'agenda (la sacrosanta campagna sulle morti bianche, avviata peraltro dal presidente della repubblica), e a volte sono i politici a imporre ai giornalisti compiacenti (quasi tutti) dove va puntata l'attenzione (le bandiere bruciate invece dei morti ammazzati dalla mancanza d'acqua, i rifiuti bruciati invece dei morti ammazzati dalla camorra...). oggi è di turno prendere a sassate marco travaglio per aver detto quello che ha detto in televisione, anche se quello che ha detto non l'ha detto per fare il pettegolo, ma perché ci sono fatti documentati anche se non immediatamente accessibili a chiunque. anzi, quello che ha detto non era neppure una novità, era solo per rinfrescare la memoria pubblica (ormai affetta da alzheimer galoppante). al potere, però, non piace che ai cittadini venga rinfrescata la memoria. gli piace, invece, emulando 1984, che la memoria sia una costante tabula rasa su cui riscrivere quello che comoda. quello che rattrista è vedere i politici di opposizione saltare sul carrozzone del biasimo solo per non essere da meno dei signori di palazzo. è per questo che gli paghiamo un lauto stipendio, no?

e siamo sempre alla solita questione del dito e della luna. il dito (travaglio) punta alla luna (legami mafiosi di certi politici), ma l'attenzione viene puntata sul dito (travaglio) per non far vedere ai cittadini la luna (schifani). ovvero: creare un falso problema (calunnia, privacy violata) per non discutere del vero problema (associazione mafiosa al governo, finti poveri... a proposito, ma siamo proprio sicuri che il codacons si arrabbi tanto per difendere il cittadino medio?). e a furia di parlare di calunnie e di censura, si finisce per non capirci più un tubo. fino a quando il popolo sopporterà questi abusi della sua pazienza?



martedì, 06 maggio 2008

fleg barnin'  sembrano i nomi dei due protagonisti de "i flinstones" pronunciati da un cinese nei film anni '30. invece altro non è se non il bruciare bandiere detto in inglese ma pronunciato da un italiano, e un italiano che sa. ne sa tanto, questo italiano, infatti, da dire che bruciare la bandiera è reato negli stati uniti. il fatto, in realtà risale a qualche decennio fa. durante la guerra in vietnam, alcuni protestanti (nel senso di protesta, non di religione) bruciarono in pubblico la bandiera americana. meno di vent'anni dopo si tornò a farlo nell'america reaganiana guerrafondaia che voleva distruggere mezzo mondo (reagan è colui che ha detto, a mo' di scherzo: fra cinque minuti premerò quel bottone; molto spiritoso). apriti cielo fulmini e saette. l'establishment politico venne travolto da un'ondata di sdegno profondo.

il caso del tizio arrestato, processato e condannato arrivò fino ai tavoli della corte suprema, la quale lo assolse in quanto bruciare la bandiera rientra nel sacrosanto diritto del primo emendamento della costituzione, quello che tutela la libertà di espressione. sempre sull'onda di sdegno, il congresso, molto bipartisan (come sempre nelle questioni irrilevanti), stipulò uno statuto speciale per condannare ogni atto che leda l'onore della bandiera. un altro tizio, sobillato forse da quei sovversivi dell'aclu (american civil liberties union), bruciò "old glory" proprio davanti al campidoglio. di nuovo il caso finì davanti alla corte suprema che, ancora una volta (testoni), difese il sacrosanto diritto di bruciare la bandiera e definì il summenzionato statuto incostituzionale. senza contare che, come fu fatto notare all'epoca, nessuno si era mai sdegnato per l'uso alquanto improprio delle stelle e strisce sui piattini di carta o sui sederi di note marche di jeans o perfino sulla carta igienica. e senza contare (anche questo fu fatto notare) che quando una bandiera è vecchia e logora, esiste un rituale preciso per la sua distruzione: il fuoco.

ergo: attualmente, negli stati uniti, è perfettamente legittimo bruciare la bandiera come atto di discorso politico, come evidenziato non solo dalle decisioni della corte suprema ("texas v. johnson", 491 U.S. 397, 1989; "u.s. v. eichman", 496 U.S. 310, 1990), ma dal fallimento dell'ultimo tentativo di modificare con un emendamento la costituzione (v. articolo del new york times del 27 giugno 2007). ci vuole così poco a informarsi... e se si vuole tirare acqua al proprio mulino, sarebbe bene scegliere con maggiore accortezza la propria fonte (v. germania, dove l'offesa alla bandiera nazionale può costare fino a due anni di reclusione e multe salatissime).


ei fu.  siccome un mobile dato dal postal krumiro, stette la posta immemore storta con tanta biro. l'altro cavaliere nano, erede di una rivoluzione i cui padri, se oggi ci vedessero, forse terrebbero la folla ben lungi dalla bastiglia. tenetevi il raffreddore, cittadini. la storia dovrà attendere qualche secolo in più. e invece no, dal vanaglorioso mirabeau all'incorruttibile per antonomasia hanno segnato il passo di un'era che non ha prodotto che danni su danni di cui oggi ancora ne piangiamo la nascita, mentre mamma ghigliottina arrugginisce impotente in qualche museo. ah...

già, proprio lui, quello che, a detta di un grosso imprenditore italico, a waterloo (pr. vaterlo e non uaterlu, i belgi non pronunciano all'inglese) sbaragliò gli inglesi e altre quattro nazioni. infatti, oggi parliamo tutti francese e la catena di fast food più diffusa al mondo è la dupont, che serve quintali di fonduta a miliardi di giovani affamati. a questa eventualità aveva già pensato diversi anni fa mr. bean, alias rowan atkinson (v. black adder), che fece perdere la battaglia all'anitra di wellington (pr. uellinton). e il berlusca italiano fa la corte a sarkozy per l'istallazione di basi guascone nel norditalia, la principale delle quali è la cyrano d'autrui.

l'inno nostro, o il nostro epitaffio, nell'uno come nell'altro caso, resta dunque:

Ce monde n'est pas le tien, viens,
Bats-toi, signe et persiste
Résiste
Tant de libertés pour si peu de bonheur
Est-ce que ça vaut la peine

scritto da maribelle | 01:43 | commenti
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sabato, 03 maggio 2008

riot anno zero.  credo, onestamente, che siamo l'unico paese nell'europa dei 15 dove si fa tanta confusione sulla libertà di informazione, di stampa e di espressione. secondo lo stile che viene da oltreoceano, e che scimmiotta uno pseudo-liberismo dell'informazione, qualunque programma di informazione o di (sic) approfondimento diventa uno spettacolo per vendere pubblicità. inutilmente norma rangeri ha sottolineato la spettacolarizzazione della cronaca nera ("roma: allarme stupri" invece di "famiglia: allarme stupri"). è sempre lo stesso concetto di "sbatti il mostro in prima pagina", anche se poi a farne le spese sono le parti politiche che ti sostengono. invitare uno come sgarbi ad una trasmissione in cui una buona parte del tempo viene dedicata alle arringhe di grillo (fatte, anch'esse, per essere diffuse ai quattro venti) è un invito a farsi reprimandare. cosa che petruccioli ha prontamente fatto, come da copione.

punto primo: se il signor veronesi non gradisce quello che dice grillo (ma dubito che ciò riduca il suo parco pazienti), se la vedrà con il summenzionato comico. in seconda battuta, il contraddittorio rientra nel gioco democratico, per cui sia il signor veronesi che il capo dello stato sono stati difesi (l'uno in maniera arrogante e insolente, l'altro in maniera pacata ma non meno passiva di essere recepita dal pubblico a casa).

punto secondo: se santoro ci tiene tanto a fare il martire a spese dell'informazione vera, lo vada a fare altrove. dopo vespa, il suo stile è quanto di più odioso si possa trovare nella rai.

punto terzo: la parola, che io sappia, spetta poi sempre allo spettatore (nonchè finanziatore) della televisione pubblica di stato (o di partiti?). è molto più facile farsi un'idea ascoltando un dibattito sereno e civile che assistendo ad una rissa tra pescivendoli. se santoro fosse stato un conduttore dignitoso, avrebbe cacciato dal programma il signor sgarbi (anzi, non lo avrebbe neppure invitato).

tutto questo, alla fin fine, non fa alcun bene alla c.d. libertà di informazione: è un tristo spettacolo di pessimo gusto e di presa per i fondelli di tutti noi. in summa, io spero proprio che chi di dovere non dia a santoro la soddisfazione di cacciarlo.