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venerdì, 23 novembre 2007

esercizi utili.  non tutto della tv è da buttare. ci sono, per esempio, bei documentari che vanno in onda in seconda serata o addirittura a tarda notte (i nottambuli o i videoregistrator-dotati lo sanno). quando dico "belli" non intendo piacevoli o che fanno stare bene. non sono immagini di posti esotici che non visiteremo mai, o luoghi d'arte e cultura che vorremmo avere sotto casa o tutelare. si tratta di altre realtà, lontane anni luce dalla nostra agiata vita quotidiana. per esempio, silvestro montanaro ieri sera ci ha mostrato gli effetti collaterali degli esperimenti svolti dalla pfizer sui bambini nigeriani, e subito dopo un'altra indagine sul traffico di reni. no, non sono storie edificanti e fanno chiudere la bocca dello stomaco (forse è per questo che li danno lontano dai pasti). quel che è peggio, alimentano quel fastidioso senso di impotenza che già proviamo nella nostra lotta quotidiana. allora, perché guardarli? puro masochismo?

forse è anche masochismo, punirci per essere così riparati, nelle nostre case dotate di acqua corrente, elettricità ed internet. forse rientra nella vocazione del cattolico auto-punente. ma c'è un'altra ragione per flagellarsi con queste tristi storie. tutti i giorni troviamo qualcosa che non va nella nostra vita. siamo irritati perché dobbiamo pagare l'ici, o perché il comune non vuole darci il tale permesso, o perché l'assicurazione non ci vuole rimborsare l'ultimo ciocco che abbiamo fatto. la nostra scontentezza ci porta ad essere sgarbati con gli altri. nelle code attacchiamo barruffa. non troviamo parcheggio e infiliamo il nostro potente e ingombrante mezzo laddove arreca disagio ad altri cittadini (e se ce lo fanno notare, contrattacchiamo). siamo spesso arroganti insolenti e prepotenti e ci sentiamo giustificati dall'arroganza insolenza e prepotenza altrui. siamo violenti perché violento è il sistema. nessuno è infelice quanto noi. e quando qualcuno, con pari petulanza, ci ricorda che c'è gente che sta peggio, gli rispondiamo con quel granello di saggezza che ci resta, che il peggio non è mai morto. e dunque? siamo davvero gli esseri più infelici del mondo?

guardare come vive l'altra metà del mondo serve. non servirà a risollevarli dalle loro sofferenze, ma servirà a noi a ridimensionare la nostra presunta infelicità e il nostro vittimismo da principessina ebrea (espressione americana). ci aiuterà a capire, per esempio, che quelle medicine che a noi non costano niente perché finanziate dal servizio sanitario nazionale (ma che costose lo sono e tanto) sono il frutto di sofferenza inutile; che per arrivare a quel risultato migliaia di bambini ora vivono menomati e con una aspettativa di vita ben inferiore alla nostra, prolungata artificialmente da quelle stesse medicine. serve a ricordarci quanto noi siamo fortunati, perché non abbiamo fatto niente per meritare di nascere in questo mondo. e io lo renderei obbligatorio per chiunque voglia farsi una vacanzina in luoghi esotici o in villaggi di benessere. serve, alla fine, per sentirci davvero ridicoli e piccoli. e non è poco.



domenica, 15 luglio 2007

allonsanfan.  in questi giorni mi sto assaporando a brevi sorsi un vecchio programma (riproposto in una notte di "fuori orario") realizzato da luigi comencini sui bambini. l'indagine, svolta nel 1970 tra borgate e quartieri alti, tra campagna e città, tra meridione settentrione e capitale, fotografa soprattutto un'italia in transizione tra le antiche tradizioni e la modernità consumistica, tra vestigia di famiglia patriarcale e la nuova famiglia sconquassata da nuovi ritmi di vita. gli adulti non se la cavano molto bene, spesso, ma chi ne fa le spese sono sempre e comunque i bambini, sballottati, incompresi, fraintesi e sottovalutati.

fanno tenerezza questi esserini coraggiosi e poco ingenui, privati dell'infanzia sia i figli di ricchi che i figli di poveri. fanno tenerezza e destano anche non poca ammirazione, come alieni che si istallano in questo pianeta che non capiscono ma a cui gioco forza si adattano per non finire. ti danno quasi l'impressione di saper sopravvivere indenni a tutte le difficoltà che il mondo degli adulti gli butta addosso, senza volere (beninteso). ma come una scoliosi trascurata determina poi posture sbagliate che a loro volta determinano future storture e malanni, così l'adattamento furbetto dei bambini ad una vita inadeguata finiscono poi per dettare comportamenti e visioni della vita disadattate e storte. che fine hanno fatto questi bambini? che cosa sono diventati? hanno potuto esplicare i loro talenti? hanno avuto la fortuna di sfogare le loro passioni senza ricorso alla deriva (morale e legale)?

qualche giorno fa ho assistito a una brutta scena. sullo scalino di un negozio di telefonini un bimbo stava seduto, gomiti appoggiati alle ginocchia, mani che gli coprivano il volto; se piangeva, lo faceva senza rumore. in piedi, davanti a lui, un adulto piuttosto rozzo camminava avanti e indietro, un po' guardando dentro il negozio, un po' fermandosi davanti al bambino contro cui inveiva minacce e improperi, nati da chissà quale puerile malefatta. la scena perdurava sotto gli occhi frettolosi dei passanti. mi sono fermata a guardare la coppia e la gente, chiedendomi se non fosse il caso di intervenire. che cosa avrà mai fatto quel bimbo per meritarsi tutta quella violenza verbale (solo verbale?) e perché, invece di reagire, se ne stava seduto con il volto sepolto nelle manine? e come mai noi adulti ci dimentichiamo così facilmente di quello che eravamo a 6 anni? perché l' infanzia è sempre una questione?

i bambini sono facile preda delle voglie puerili degli adulti; per avere giustizia devono aspettare di diventare adulti e farsi risarcire il danno di non aver avuto un'infanzia. l'arcidiocesi di los angeles dovrà vendere molte proprietà per sganciare oltre 600 milioni di dollari a 500 vittime; il vaticano ha già detto che sono cavoli loro: roma non sgancia un centesimo, dimenticando il senso della frase di cristo... lasciate che i bimbi vengano a me.

scritto da maribelle | 19:41 | commenti
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