.: diario di bordo :.

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sabato, 06 ottobre 2007

per non perdere l'abitudine.  mentre le notizie dalla birmania scivolano impercettibilmente dalle pagine dei notiziari, la marcia dei monaci continua, e continuano le marce in casa nostra per tenere viva l'attenzione: oggi, a roma. c'è una nuova petizione: la trovate qui. possiamo discutere sui motivi che dovrebbero spingerci a occuparci di questo lontano paese. non ho tempo di discutere, ma vi offro una delle ragioni: sostenere i movimenti democratici in qualunque paese oppresso da una dittatura (anche quelle meno sanguinose sono criminali) aiuta anche noi a difendere la nostra democrazia. pensateci un attimo.

anche l'occupazione disastrosa dell'iraq è scivolato via dalla rubrica dell'emergenza mediatica. come per la guerra in vietnam, ci siamo assuefatti alle stragi giornaliere e la polvere del massacro, con tutto il ciarpame di responsabilità occidentali, l'abbiamo stipato convenientemente sotto il tappeto del fastidio. solo perché è sparito dallo sguardo, non significa che l'orrore abbia cessato di esistere. per fortuna, ci sono ancora degli irriducibili che continuano a manifestare. oggi, a londra. non starò a ripetere (sempre la mancanza di tempo) le ragioni della protesta o perché a noi italiani, evasi dal teatro di guerra da oltre un anno, dovrebbe importare. leggete l'ottimo articolo di brian eno, apparso oggi sul guardian. questo non significa che non dobbiamo anche occuparci degli affari di casa nostra, ma, siccome viviamo nel villaggio globale, ciò che riguarda gli altri riguarda anche noi. pensateci un attimo (bis).



sabato, 29 settembre 2007

burma rouge.  rosso come il sangue, rosso come la tonaca dei monaci birmani, rosso il colore del pericolo. ok, l'avrei tinto tutto lo sfondo, ma con tutti i <div>, finisce che restano delle inestetiche striscioline bianche. allora, atotalità per atotalità, ho lasciato che di rosso di cia solo la colonna di destra. passa il messaggio? passa, passa...

sito dove (forse) reperire notizie sulla situazione: mizzima.com



mercoledì, 26 settembre 2007

burma birmania.  come suggerisce, giustamente, maurizio, dovremmo smetterla di chiamarlo "myanmar", visto e considerato che questo nome se l'è dato la junta militare e non il popolo. e non chiamiamo "bonzi" i monaci buddhisti (bonzi sono preti giapponesi), e ha anche un suono sgradevole. monaci, ok? cerchiamo di far sapere in giro quello che succede (dalla birmania fanno fatica ad arrivare notizie certe, visto che internet lo usa una minuscola porzione di birmani, e i militari controllano ogni mezzo d'informazione). chi vuole, può firmare una petizione (ce n'è una partita da amnesty international, un'altra è segnalata alla pagina di maurizio, e mille altre se ne trovano sul sito petition online. lo so, ora pensate: ma figurati se shwe si lascia impressionare dalla mia firma su una petizione in rete! certo, una firma, mille firme non gli fanno manco il solletico. ma ricordiamoci che la rete può far diventare slavina un fiocco di neve!

rasta diva.  le notizie mi sovrastano. non fai a tempo a riflettere su questa che ne saltano fuori altre cento. meno male che c'è miss italia, che tutte le notizie se le porta via. e meno male che c'è borghezio, così possiamo esportare la nostra rumenta tossica altrove che in russia. e meno male che c'è il papa, che tanto si cura dei bambini che non nascono e nulla dice di quelli che muoiono. e meno male che c'è la vespa, che la tv se la porta via... meno male che siamo in italia, perché se non ci fossimo saremmo all'estero!

avete notato che non si parla della conferenza sul riscaldamento globale? (se ne parla in orario da insonni) e state seguendo la discussione all'onu sulla moratoria promossa dall'italia? oppure siete ancora tutti presi dallo scandalo di oliviero toscani?

sarebbe resto, ma era per far rima con casta:))