.: diario di bordo :.

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venerdì, 15 giugno 2007

testamenti.  davanti a carlo de amicis e margherita hack, il noto matematico piergiorgio odifreddi ha lanciato la sua controproposta: abolire l'insegnamento a scuola di iliade, odissea e di tutti quegli altri testi che propongono alle giovani menti idee assurde ampiamente dimostrate false e infondate dalla scienza. è un peccato che odifreddi non abbia avuto il tempo di stilare una lista (che sarebbe lunga come il catalogo di leporello), perché non c'è limite al numero di testi che verrebbero così allontanati dalle menti giovani e malleabili dei ragazzi. sicuramente la divina commedia sarebbe eliminata senza colpo ferire, ma anche quasi tutte le opere di shakespeare (tra gli esempi più eclatanti la tempesta e sogno di una notte di mezza estate), praticamente tutti gli autori latini classici, ecc.

ad essere rigorosi e coerenti, bisognerebbe fare 31, poichè chi ci garantisce che gli studenti, malignetti come sono, non si andranno poi ad accattare da qualche sovversiva biblioteca, fisica o online, testi falsi e tendenziosi? e se almeno a scuola ci si potrebbe garantire un minimo di visione critica da parte dell'insegnante (per porre argine al danno), a quali vertici di nocumento si potrebbe arrivare se i ragazzi dovessero accedere a questi testi senza una guida che li metta in guardia da idee false e tendenziose? dunque, non solo sottoscrivo la proposta sensata di odifreddi, ma aggiungo che, per meglio cautelarsi da questi rischi, sarebbe d'uopo (e d'uovo) apporre adeguate etichette di avvertimento su tutti questi testi, come già si fa per il tabacco. il gargantua di rabelais, per esempio, dovrebbe sfoggiare su ogni sua pagina la scritta "nuoce gravemente all'intelletto razionale".

a questo punto, emerge la necessità di creare un'apposita commissione di censura libraria, composta da eminenti pensatori scientifici, e guidata dall'eminente piergiorgio odifreddi, per stilare la suddetta lista, per far eseguire l'apposizione delle suddette etichette, e vigilare costantemente che queste vengano rispettate. multe severissime verranno comminate a tutti coloro che violano la legge sacra della scienza razionale (genitori, editori, studenti, ecc.). inoltre, verranno arsi nella pubblica piazza tutti i libri di fiabe, noti contenitori di menzogne. a nessun bambino dovrà mai e poi mai essere letta una fiaba che non contenga verità comprovate e firmate dalla scienza.

peccato che odifreddi ignori (o finga di ignorare) che fu la creduloneria di un tedesco caparbio, affascinato dalla menzognera iliade, a scoprire le rovine di troia, fino ad allora ritenuta frutto dell'insana fantasia di un poeta...



venerdì, 18 maggio 2007

vuoto pieno.  ci sono silenzi vuoti, fatti di pausa e riposo, e ci sono silenzi fatti di pienezza fino a tra-boccare. ti trovi davanti a una persona (vera o immaginario interlocutore) che non vedi da tanto tempo e a cui vuoi raccontare mille cose e a cui vuoi chiedere mille cose. il troppo stroppia nel silenzio pieno. le parole traboccano dalla bocca, straripano, e per troppa irruenza si arrestano sulle labbra lasciando spazio agli sguardi che dicono in maniera più eloquente. da dove cominciare? o meglio, da dove continuare?

la mente è una carta assorbente (o, per citare gli x-ray spex, un sacchetto di plastica). il mondo ci bombarda di dati che non abbiamo il tempo di elaborare. diventiamo trasparenti per autodifesa, trasparenti veli silenti. quello che è venuto meno è il filtro di-scernimento: prioritizzare è la parola d'ordine di oggi. altrimenti, vacanza, fare vuoto per risolvere con l'ascia affilata il cruccio di dove cominciare. dal vuoto emergono cose non prioritarie: succubi del primo stimolo esterno, accogliamo con gioia la prima provocazione del momento: l'abbaiare d'un cane, l'urlo di un ubriaco, una sirena antifurto, un suono dalla radio, un'ape entrata per sbaglio... l'ape si fa vespa che corre sull'asfalto, la vespa si fa tragitto con meta, il tragitto si fa appuntamento e in un secondo ripiombiamo nell'urgenza e ci gettiamo fuori di casa trafelati per non arrivare troppo tardi.

le nostre priorità soggiaciono dunque alla legge dell'emergenza. i problemi si affrontano solo quando hanno raggiunto il livello di guardia: sapremo mai programmare, così come vorrebbe la nostra cultura occidentale, e prevenire la gestione della cosa pubblica? sapremo mai vivere in organicità le esigenze del nostro vivere comune? riusciremo mai a convivere con la nostra lenta urgenza?



martedì, 20 marzo 2007

familia familiae.  quando il dito punta al cielo, lo stolto guarda il dito. i valori della famiglia, difesi stolidamente da chi ha l'amante segreta, da chi convive fuori dal matrimonio, da chi è divorziato almeno una volta, da chi ha messo incinta una donna mentre era sposato con un'altra, da chi si fa venire un trans nell'alcova di nascosto di paparazzi ed elettori, da chi non è mai stato sposato e ha fatto voto di non farlo mai, da chi per voto ripudia le donne ma di nascosto si fa i chierichetti: tutto questo è il dito. ma dove punta questo dito? quando dico punta ai diritti, lo stolido guarda dico.

ma se al padreterno il matrimonio stava tanto a cuore, come mai è single? come mai ha tanti figli senza essere mai stato sposato?

smentita d'obbligo.  qui lo DICO e qui lo nego. quanto sopra detto è opera della mia gemella cattiva che ogni tanto si diverte a rubarmi la password. uno di questi giorni le DICO di andare a quel paese (quale non si sa, ma molto lontano da qui).



mercoledì, 14 marzo 2007

i sopravvissuti.  siamo filosofici, siamo mistici, e siamo persino credenti (anche coloro che credono che dio non esiste): ogni giorno che riusciamo a chiudere andando a dormire con la pancia piena in un caldo letto è un giorno regalato. e caccia via, come dicono a bologna

non passa giorno che qualcuno non si prenda la premura di dirci come dobbiamo essere: se gay siamo deviati; se donne, etero o no ohibó, siamo l'ultimo pensiero dei politici (maschi), tranne per quella cosa che teniamo tra le gambe; se siamo vicentini, non siamo cittadini ma emeriti rompicose; se siamo onesti, siamo fessi; se siamo elettori, siamo polli da fare allo spiedo. insomma, non ci si salva. e adesso non possiamo neppure essere bambini che subito ci infilano un ago nel braccio per vedere se ci facciamo oppure no. ma gli adulti si sono mai guardati allo specchio la mattina prima di lavarsi la faccia?

siamo, in fin dei conti, consumatori personalizzati: voraci di pillole, di elettricità (non di elettrici, quelli sono i politici maschi di cui sopra), di massicce quantità di beni di consumo differenziati, eticchettati, inscatolati e spediti al miglior markettaro per una vendita mirata. siamo numeretti che votano ogni volta che cacciano fuori il portafoglio. siamo consumatori anche quando manifestiamo in piazza, consumiamo ideali e diritti; siamo consumatori quando pavlovianamente ci indignamo per l'enne-unesimo scandalo a cui siamo assuefatti come bravi drogati; siamo consumatori di programmi spazzatura; siamo consumatori di idee che se non ci accalappia l'ideologo di turno cadiamo subito preda del fondamentalista di bandiera (destra o sinistra, atei o credenti cambia poco). non passa giorno che non cerchino di venderci un libro choc (su dio, la chiesa o la camorra).

come cantano ogni sera, dal lunedì al venerdì a mezzanotte su radiotre: la fabbrica di polli non chiude mai mai mai...

citazione post-otto-marzoide: "life is full of censorship. i can't spit in your eye." — katharine hepburn



domenica, 19 novembre 2006

dormiveglia.  vidi tazio ier sera, ed e' mi disse: perché dormi, sorella? perché non ascolti quel che ti dico? mi riscossi e gli occhi sollevai dal libro perché della sua venuta non m'ero avveduta. che vuoi, gli dissi, io t'ascolto. pallido si fece in volto, e il suo sorriso sapeva d'amaro. che hai, fratello? perché non favelli? muto restava, ma le labbra muover vedevo. infine lo udii, appena un sussurro: io ti parlo ma tu non m'ascolti poichè dormi e nel sonno non puoi intender se non tristi e tetre trame tracimanti frasi di futili trapassi. per ora addio, sorella. e impallidir ancor lo vidi finchè di lui non rimase traccia.

poi vidi della scuola i banchi piccolini, la compagna da dietro sospingeva la sedia mia con calcetti impertinenti finchè, accortasi di tal fatto la maestra, riprese me e me sola reprimandando il disturbo che a suo dire alla classe arrecavo. triste ingiustizia che apprende al bimbo ancor ridestante alla vita che a nullo serve gli occhi tener aperti e le orecchie al dire altrui e meglio convien tenersi cauti e ascosi ad occhi esterni e ignari. meglio farsi riprendere ingiustamente che ingiusti restar impuniti. umiliatevi e sarete esaltati, diceva il figliolo, e di ciò sempre ricordo dobbiamo richiamare nel nostro cuore...



lunedì, 11 settembre 2006

verità.  mentre il professore di teologia così aggrediva l'amico che, a suo avviso, sosteneva concetti irragionevoli sull'esistenza (o meno) di dio, tutto si fermò. la mano dell'amico rimase sospesa nel vuoto, il cane rimase con la zampa posteriore alzata verso il tronco d'albero, la palla del bimbo si fermò a sei centimetri da terra. allo stesso tempo, o quasi, un lampo. gli parve di non vederci più, o di vedere tutto contemporaneamente, anche quello che stava accadendo all'altro capo del mondo. ebbe un attimo di panico, anche meno, non di più perché non ne ebbe il tempo. udì una voce, che forse era un passante, o forse un ricordo. "non ho bisogno delle tue arringhe, so difendermi da solo, se volessi. ma, invero figliolo, a me non importa un accipicchia di quel che di me pensa il tuo amico. perché dovrebbe fregare a te?" si riebbe subito, come succede ai ferventi credenti, e inarcate le sopracciglia (l'unico organo che il buondio gli concesse di muovere), pensò tra sé: è lui che sbaglia e deve ravvedersi, la verità innanzi tutto! "ah sì? —riprese la voce— e a beneficio di chi vorresti difendere la verità? a beneficio della verità o tuo? pensi che la verità migliori se condivisa da più persone e che si sminuisca se da pochi? cosa ti fa pensare che lui non conosca la verità? te l'ho detta io, questa verità? in verità, io ti dico che tu non sei meno ignorante del tuo amico, e ti consiglio di curare di più la trave che hai nell'occhio e lasciar perdere la pagliuzza che vedi nel suo. o, per dirla in un linguaggio che forse puoi capir meglio: fatti i cazzi tuoi. passo e chiudo."



domenica, 15 gennaio 2006

coppie di sfatto.  il ministro-filosofo dei beni culturali è intervenuto ieri sera a "primo piano" per difendere i valori della famiglia e della vita (il suo contraddittorio era nella persona di livia turco, gli è andata di lusso). il ministro-filosofo (nonchè nostro dipendente) ha espresso alcuni interessanti concetti, il più eclatante dei quali è forse che lo scopo dello stato sarebbe, a suo dire, quello di agevolare quelle coppie che vogliono mettere su famiglia, fare e crescere dei figli. conseguenza di ciò è che sissignore, lo stato intende agevolare con tutti i provvedimenti del caso quelle coppie e solo quelle. tutte le altre che stanno insieme solo per fare ginnastica in camera da letto no.

ne consegue che le coppie di fatto che fanno figli, li allevano con grandi sacrifici e stanno insieme finchè la dentiera non gli casca nel piatto saranno quasi equiparate alle coppie regolarmente sposate (anche quelle che poi divorziano dopo due anni). ne consegue altresì che, per par condicio, tutte quelle coppie che hanno detto yes davanti a un sindaco e che, egoistacci, non fanno figli (quindi non fanno sacrifici) non devono godere di privilegi, al pari di quelle coppie di fatto che, egoistacci bis, non fanno figli. quindi...? cosa vogliono fare? annullare tutti i matrimoni che non hanno prodotto eredi? e cosa succede per quelle coppie, regolarmente sposate, che pur avendo fatto i figli (ma che, sono macchinette?), divorziano dopo tre o quattro anni? gli impediamo di divorziare? li obblighiamo a una lunga ed estenuante convivenza? oppure togliamo loro tutti i privilegi delle coppie regolarmente sposate? tanti quesiti a cui il ministro-filosofo dipendente non sa rispondere. il popolo fiducioso attende con pazienza...

scritto da maribelle | 11:01 | commenti
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giovedì, 08 dicembre 2005

concezioni concepite...

"Se non ho letto male le ricerche, e prego di correggermi se così fosse perché sono un semplice lettore, non più di un ovocito fecondato naturalmente (embrione) su due, dunque il 50%, attecchisce al follicolo uterino e comincia la propria trasformazione in feto. Guardi che poca considerazione per quell'ipotesi di vita ha madre natura. Che sia atea?"
[ valerio zucconi, che mi piace anche quando non sono d'accordo... non è questo il caso: sui fatti non si può dissentire ]

scritto da maribelle | 16:42 | commenti (2)
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