.: diario di bordo :.

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venerdì, 21 dicembre 2007

natale? no, grazie.  si avvicina come un ladro che vien di notte. sai che deve arrivare, tre mesi prima ti dici che quest'anno non ti coglierà di sorpresa. cominci per tempo ad organizzarti. ti dai tempo perché quest'anno vuoi fare da sola: creare regali personalizzati spendendo il minimo, fare bigliettini con carte sfiziose penne colorate e ritagli, preparare dolcetti e sacchetti di frutta secca, allestire le decorazioni in casa mescolando aromi colori e suoni, scegliere immagini per sorprendere e deliziare gli amici di rete... tanto hai tempo e te lo prendi tutto.

tutto a un tratto mancano tre giorni a natale e non hai preparato niente, scritto niente, raccolto niente. troppe le scadenze più pressanti, troppi gli altri impegni a cui non puoi dire di no, troppi gli imprevisti che si danno appuntamento addosso a te nello stesso momento. a tre giorni dal giorno fatale vagabondi per il mercato spaesata stordita e sai che non puoi fare acquisti con questo stato della mente. non ti piace quello che vedi, e non vedi quello che ti serve, e non hai più tempo. a dire il vero, non hai neppure più fantasia. a dire il vero, non senti niente se non fastidio. non senti neppure la fretta, ti senti uno zombi e vorresti mandare tutto a fan culo. d'un tratto sembra che l'infame stagione natalizia non debba finire mai. ti sei appena allontanata dal banco della verdura e ti accorgi solo ora che non hai fatto gli auguri all'ortolana. ora che ci pensi, non ricordi che nessuno che l'abbia fatto: tutti presi affannati storditi come te. ma una volta natale non era un giorno solo?

disse un saggio "il vero natale è uno solo, tutti gli altri sono solo anniversari". cerco nel vangelo dove avrebbe detto gesù che dobbiamo festeggiare il suo compleanno, ma non lo trovo. era ebreo, e gli ebrei hanno hannuka, ma non ne trovo traccia nell'antico testamento. i romani avevano i lupercali. non ci capisco niente... qualcuno può darmi lumi? qualcuno può fornirmi una ragione per questo stress stagionale?

buon solstizio d'inverno a tutti.

scritto da maribelle | 18:31 | commenti
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martedì, 10 aprile 2007

secondo matteo.  mentre ancora caldo scende il corpicino nell'eterna dimora, già schiere di psicologi, pediatri, assistenti sociali e nientologi di ogni schiatta avanzano ruggenti per difendere i compagni di scuola di matteo dal peso ingiusto dei sensi di colpa. poverini, si dice, non sapevano quello che facevano, imitavano soltanto gli adulti, loro. e gli adulti che facevano? gli adulti che una qualche autorità hanno... gli psicologi anche da loro vanno, poverini, una tragedia simile sul groppone non se la meritavano. com'è difficile fare i genitori oggi... ma gli psicologi, i nientologi e i saputologi non vanno da matteo, lui non ne ha più bisogno.

se un gruppetto di ragazzini identificano l'essere bravi a scuola, la serietà, la diligenza negli studi, la gentilezza con l'omosessualità come dato negativo, se ne dovrebbe dedurre che, a dispetto dell'immagine propagandata da intolleranti di diversa schiatta, a cui tanto caro è congelare l'immagine-fotogramma offerto dalle colorite parate gay pride, essere omosessuali significa essere bravi, diligenti, corretti e gentili. dobbiamo dunque dedurre che queste qualità sono negative?

a un servo dello stato, ripetutamente minacciato di morte, venne negata la scorta e lui perse la vita. a un servo di dio, criticato per i suoi attacchi contro una fetta della popolazione, quella dei gay, la scorta viene data. un ragazzo ligio ai doveri, amante dello studio, ripetutamente minacciato e dileggiato, è stato abbandonato al suo tragico destino; diversi ragazzi, poco ligi ai doveri, poco amanti dello studio, ripetutamente minacciosi nei confronti di un debole, vengono coralmente compatiti ed esonerati da qualunque responsabilità, perché esonerando loro esoneriamo noi stessi (genitori, insegnanti, e servi di dio). qui si compie la misteriosa e imperscrutabile giustizia eterna: chi pecca e chi sbaglia ha bisogno di maggiori attenzioni, non chi segue la retta via. in questa luce, è doppiamente giusta la decisione di affidare monsignor bagnasco ad una scorta: lui sì ne ha bisogno. e di uno psicologo anche.



mercoledì, 14 marzo 2007

i sopravvissuti.  siamo filosofici, siamo mistici, e siamo persino credenti (anche coloro che credono che dio non esiste): ogni giorno che riusciamo a chiudere andando a dormire con la pancia piena in un caldo letto è un giorno regalato. e caccia via, come dicono a bologna

non passa giorno che qualcuno non si prenda la premura di dirci come dobbiamo essere: se gay siamo deviati; se donne, etero o no ohibó, siamo l'ultimo pensiero dei politici (maschi), tranne per quella cosa che teniamo tra le gambe; se siamo vicentini, non siamo cittadini ma emeriti rompicose; se siamo onesti, siamo fessi; se siamo elettori, siamo polli da fare allo spiedo. insomma, non ci si salva. e adesso non possiamo neppure essere bambini che subito ci infilano un ago nel braccio per vedere se ci facciamo oppure no. ma gli adulti si sono mai guardati allo specchio la mattina prima di lavarsi la faccia?

siamo, in fin dei conti, consumatori personalizzati: voraci di pillole, di elettricità (non di elettrici, quelli sono i politici maschi di cui sopra), di massicce quantità di beni di consumo differenziati, eticchettati, inscatolati e spediti al miglior markettaro per una vendita mirata. siamo numeretti che votano ogni volta che cacciano fuori il portafoglio. siamo consumatori anche quando manifestiamo in piazza, consumiamo ideali e diritti; siamo consumatori quando pavlovianamente ci indignamo per l'enne-unesimo scandalo a cui siamo assuefatti come bravi drogati; siamo consumatori di programmi spazzatura; siamo consumatori di idee che se non ci accalappia l'ideologo di turno cadiamo subito preda del fondamentalista di bandiera (destra o sinistra, atei o credenti cambia poco). non passa giorno che non cerchino di venderci un libro choc (su dio, la chiesa o la camorra).

come cantano ogni sera, dal lunedì al venerdì a mezzanotte su radiotre: la fabbrica di polli non chiude mai mai mai...

citazione post-otto-marzoide: "life is full of censorship. i can't spit in your eye." — katharine hepburn



mercoledì, 20 settembre 2006

catene scatenate.  per cambiare il mondo ci vuole molto meno di quel che non si pensi, se per mondo s'intende un andamento negativo o nocivo. soprattutto ci vuole fermezza, consapevolezza e tanta buona volontà. invece si tende a pensare che per modificare qualcosa bisogna agire, mettere i muscoli in funzione (quelli delle braccia o della bocca), mentre il silenzio e l'inazione fisica vengono percepiti come passività, come indecisione, o financo vigliaccheria. quando cristo invitava a porgere l'altra guancia, non era per certificare di santità gli amanti del sado-maso (che, a onor del vero, di questa citazione evangelica raramente si fregiano), né era un invito al perdono (che pure funziona); era soprattutto una esortazione a spezzare la catena della violenza.

come tutti sappiamo, la violenza non è solo fisica, e si dice che poche parole, bene assestate, possono scatenare una rivoluzione. si dice anche che non è molto prudente sedare un incendio gettando benzina sul fuoco. eppure qualcuno, e qualcuno che dovrebbe saperne qualcosa, lo fa. la cosa peggiore in questi casi è dargli corda, così tutti i pediatri sono concordi nel dire che al bambino capriccioso non bisogna dare ascolto. invece, quel qualcuno, a mio parere volutamente, usa le parole come miccie in una polveriera, vestendo i panni dell'uomo mite e pacifico. sull'onda di un certo, e giustificato, ribellismo secondo il quale non si può tacere davanti al sopruso (o all'insulto), si finisce per fare tanto rumore su tutto. talvolta merita invece, per sedare gli incendi, tacere.

sia chiaro, gli atti di violenza non trovano giustificazione e chi li commette deve assumersi le proprie responsabilità. tuttavia, non può sfuggire alle sue responsabilità chi, volutamente (insisto), li provoca. costui merita universale condanna al pari dei violenti e assassini, a dispetto delle finte scuse che adduce a sua discolpa.
non crediate che io sia venuto a metter pace sulla terra: non sono venuto a metter pace, ma spada. sono venuto, infatti, a metter divisione: l'uomo contro suo padre e la figlia contro sua madre e la nuora contro sua suocera e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
— matteo, 10, 34-5

scritto da maribelle | 19:23 | commenti
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mercoledì, 15 febbraio 2006

ci stan contando delle musse?  vorrei prendere benedetto xvi, farlo sedere comodo sul mio divano, magari offrirgli una bella lager spumeggiante e poi fargli una domanda. si narra nel vangelo (luca, credo) che un giorno gli apostoli chiesero a gesù come mai parlasse alle folle per parabole e a loro no. cristo rispose: "io parlo così affinchè loro non capiscano." allora, caro benedetto, che cosa significa ciò? me lo sai spiegare? cos'è che noi non dobbiamo capire e che invece gli apostoli potevano capire? che cosa cristo ha detto loro che noi non sappiamo (perché nei vangeli non c'è)? altrimenti detto, caro benedetto, ci stai contando delle musse???

e questo è il motivo per cui i gesuiti mi sono simpatici :))

scritto da maribelle | 02:38 | commenti (2)
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giovedì, 08 dicembre 2005

tav...val...  

    da che parte sta il cristo?
    [ fonte: repubblica.it ]