.: diario di bordo :.

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mercoledì, 25 giugno 2008

george carlin (1937-2008)  a sharp, unconventional, controversial, and extremely funny comedian, and a good man. rip, george.
Ora, c'e' una cosa di cui, come avrete forse notato, io non mi lamento: i politici. Tutti si lamentano dei politici. Tutti dicono che fanno schifo. Be', da dove pensano che siano venuti questi politici? Non piovono mica dal cielo. Non trapassano attraverso una membrana da un'altra realta'. Vengono da genitori americani e da famiglie americane, da case americane, da scuole americane, da chiese americane, da imprese americane e da universita' americane, e vengono eletti da cittadini americani. Questo e' il meglio che possiamo fare. Questo e' quello che abbiamo da offrire. E' quello che produce il nostro sistema: dentro il pattume, fuori il pattume. Se avete cittadini egoisti e ignoranti, avrete dei capi egoisti e ignoranti. Mettere un limite ai mandati non servira' a nulla: finirete per ritrovarvi una nuova infornata di americani egoisti e ignoranti. Dunque, forse, forse, forse, non sono i politici a fare schifo. Forse c'e' qualcos'altro qui che fa schifo... tipo, il pubblico. Gia', il pubblico fa schifo. Ecco un bello slogan elettorale per qualcuno: "Il pubblico fa schifo. Fanculo la speranza".
carlin in the sixties

scritto da maribelle | 17:05 | commenti
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mercoledì, 30 aprile 2008

lutti acidi.  a pochi giorni dal 65o anniversario dalla scoperta del suo "figlio discolo", albert hofmann se ne va, alla splendida età di 102 (quasi a riprova che l'acido lisergico non accorcia la vita...). l'ultimo suo libro, dove continua, indefessamente, a promuovere l'lsd come medicina e cura, narra soprattutto di questo pezzo di storia, dal suo punto di vista (compreso un capitolo dedicato all'incontro con aldous huxley) ed esplora gli aspetti mistici di questa droga. ciao, albi, e grazie di tutto! (bevete ovomaltina... :)

link: lsd: my problem child



mercoledì, 16 gennaio 2008

scacco ateneo.  nel marasma mediatico la realtà sembra sempre diversa da quella che è. riassumiamo: il magnifico rettore dell'università "la sapienza" di roma (di cui la sottoscritta si è pregiata di essere a suo tempo iscritta) ha invitato il santo padre a tenere una conferenza in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico. scelta quanto meno discutibile, e lo sarebbe stata anche se avesse invitato il dalai lama o il patriarca di cipro o l'imam di gerusalemme o... e questa discutibilità sussiste anche ignorando per un momento le posizioni di questo papa teologo sulla scienza e le posizioni della santa sede nel corso della storia sulla libertà di espressione e di dissenso. a novembre, vale a dire due mesi or sono, 67 professori del medesimo ateneo hanno fatto sapere al rettore (magnifico o no) che cosa opinavano in merito. il rettore (magnifico?) ha scelto di ignorare la loro posizione.

oggi ci ritroviamo con un santo martire della censura laica e scientista. bella roba. io, da laica e non cattolica, mi permetto di censurare il comportamento degli studenti. come se non sapessero che i media nostrani non aspettano altro che poter fare un po' di cancan sulle rovine dell'accademia italiana, già oltraggiosamente bistrattata da incuria statale e dal degrado intellettuale del paese (essere intellettuali oggi è un'onta da lavare nel dixan). inscenare una protesta e minacciare casotti per l'annunciata visita papale non ha fatto che conferire una piega negativa alla civile e dignitosa protesta dei 67 scienziati. era prevedibile che la cosa sarebbe sfociata in quello che è sfociato, ed era altrettanto prevedibile che il papa si riducesse (obtorto collo?) a rinunciare all'invito. una scelta politica mediaticamente corretta ed efficace. oggi è lui il martire, mica galileo (e campanella). il guaio di molte organizzazioni di sinistra è di non conoscere il gioco degli scacchi: per vincere bisogna pensare tre mosse alla volta. scacco al re(ttore).



martedì, 11 dicembre 2007

itagliano a squola.  fatto bbe'. tie' tie' tie'. era ora che l'itagliano diventasse una priorità nelle nostre squole. perdinci e poffarbacco. in un paesino del tregiviano, il sindaco gianpaolo vallardi ha decretato che prima di entrare a squola gli alunni devono passare un test d'itagliano. ottima idea e lodevole troppo. solo una domanda, signor sindaco: chi insegnerà l'itagliano agli insegnanti che dovranno esaminare il livello dei futuri alunni? altro dubbio: e se un bambino non viene dalla ridente e rigogliosa provincia trevigiana, ma da genitori altro-italioti (marchigiani, pugliesi, liguri...), come potranno degli insegnanti veneti valutare la sua conoscenza del calabrese (o marchigiano o siciliano o genovese o lucano o...)?

altra genialata del sindaco (un vero vulcano d'idee): mettere un limite alla percentuale di alunni "stranieri" per far sì che i poveri trevigianini non si sentano in minoranza. il sindaco-genio parla di 30%, ma non elabora in quali percentuali dovrà essere poi ripartita questa percentuale: 10% rumeni, 10% brasiliani, 10% marchigiani? il popolo attende risposte.

a proposito: infuria la bufera delle statistiche. secondo il censis e l'istat gli italiani leggono di più, mentre secondo mondadori-ipsos leggono di meno. se andiamo a frugare tra i dettagli non ci capiamo più una bolla perché le metodologie impiegate nelle tre diverse indagini non collimano (ottenendo risultati contrastanti). allora? c'è un futuro per l'elenco del telefono?



sabato, 27 ottobre 2007

colonia fara...  c'era una volta una colonia che nacque nel 1935... alt! 1935? opera fascista? be', sì, in effetti... però un magnifico esempio di architettura razionalista... ma fascista! certo, il periodo era quello fascista, ma lo stile è pur degno, quello che una volta si diceva "novecento", come metà degli edifici dell'eur. non confondiamo le acque in tavola, l'eur non si tocca, neh?! nessuno vuole toccare l'eur, ma perché toccare la colonia fara di chiavari? eh ragazza mia, per fare i parcheggi e il nuovo porto turistico ci vogliono soldi. credi forse che il comune li trovi sugli alberi? vendere, signora mia, bisogna vendere tutto! ma la fara venne costruita per i figli del popolo... altri tempi, signora, altri tempi. bisogna vendere, bisogna cartolarizzare, bisogna far cassa, eh, credi forse che i figli del popolo vorrebbero ancora andare in colonia? son cambiati i tempi, bisogna vendere dico!

e se veltroni decidesse di vendere il colosseo per fare un po' di cassa e finanziare la festa del cinema?

segnalazione serotina:
storie di ordinaria persecuzione



giovedì, 11 ottobre 2007

viva, viva doris!  la terrorista buona, premio nobel per la letteratura!!!

scritto da maribelle | 13:46 | commenti
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martedì, 21 agosto 2007

io so che tu sai che lui sa.  passata la pausa festaiola, ci si rituffa nella melma (eufemismo) di sempre. le vacanze sono come quella massaia pigra che facendo le pulizie caccia lo sporco sotto al tappeto. ci si allontana per non pensare, e quando si torna si scopre che il lerciume e il marciume non sono spariti come per magia, ma ci hanno aspettato pazientemente. che cari...

si parla (a volte) di informazione, diritto a e diritto di. sono proliferati i documentari di denuncia per informare le masse sulle magagne di questo o quel sistema (sanità, amministrazione pubblica, scuola, informazione...) e non c'è cittadino attento e coscienzioso e onesto che non sia corso a vederli, e ad abbuffarsi di reportage televisivi. però arriva un momento in cui quel cittadino si ferma confuso e si pone delle domande (tremano i potenti). ora che so tutte queste cose, che oltretutto sono solo una minima parte del tutto, che cosa faccio? ora che mi sento ben bene preso per i fondelli, come rimedio? e quanti altri casini e marciumi ci sono che io non so? come mai non si parla del marciume che conosco perché ci lavoro e ci vivo? denuncio anch'io? informo chi di dovere? e anche quando ho denunciato, dati alla mano, cambierà qualcosa o non vado solo ad aggiungere polvere al gran polverone?

non c'è cittadino, onesto o disonesto, che non sia a conoscenza di magagne del nostro sistema nel suo ambito lavorativo. se disonesto, se ne guarda bene dal denunciarle, perché anche lui ci scrofana. se onesto, si rende conto della impossibilità di comunicare il disagio e la frustrazione, perché sa che il cittadino onesto non può farci nulla. può solo parlare, rendere edotti tutti quelli che può, ma è una consapevolezza che porta al nichilismo. allora meglio adottare la tattica di quegli operatori culturali che, con la scusa di parlare d'altro, piantano semini di rinnovamento (per es., spiegare che i normanni conquistatori, invece di imporre la propria cultura, assorbivano quella del popolo conquistato dandole nuova linfa; chi ha orecchie per intendere...).

una proposta concreta: e se invece di finanziare filmacci deprecabili con i soldi nostri, il governo (rai, ministero, eu) finanziasse i film più meritevoli una volta realizzati? chiaro, bisogna privilegiare i registi esordienti, provenienti magari da ambienti non affiliati con il mondo del cinema, magari minoritari. ha senso finanziare un registra arcinoto che poi noi dobbiamo comunque pagare al botteghino? rutelli, pensaci e poi fallo.



sabato, 07 luglio 2007

scale, scalini, scaloni.  sono cresciuta con la scala mobile, che non era quella della rinascente. sono anche cresciuta con le convergenze parallele e il compromesso storico, quando ormai la vanoni era solo una cantante e la teti aveva ceduto il passo alla sip (che non è un sorso di menta). poi, quando sono tornata dagli states, si parlava tanto di cosa, e poi di cosa due, che non erano succursali della mafia. e le manovre e manovrine non avevano niente a che fare con i parcheggi difficili. quando sono arrivata, qualcuno era appena "sceso in campo" per una partita difficile, fondando un partito che sembrava un urlo calcistico. altri partiti invece avevano, secondo una nuova tradizione, nomi vegetali. forse è nella stessa ottica che sono entrate in campo anche i salumi e le mozzarelle. il linguaggio politico mi lascia sempre un po' perplessa...

adesso arriva lo scalone. ma voi l'avete capito che cos'è? io mi immagino una teoria degradante di scalini imponenti nel centro del foyer dell'opèra di parigi. m'immagino la wanda osiris che scende con le sue scollature e i suoi cappelli maestosi. m'immagino anche ville sontuose e imponenti. m'immagino giardini lussuosi con strutture regali. che cosa c'entra in tutto ciò la finanza nazionale? se lo avete capito, battete un colpo!

p.s. non dimenticate, ogni tanto, di dare un'occhiata ai link di sinistra. in particolare, ci sono novità strepitose nel nostro cineclub, che martedì proietterà in prima nazionale assoluta lady snowblood; e merita sempre un'occhiatina il sito di molleindustria, recentemente oggetto di accanimento censorio (con relativo oscuramento di blog, ospitati all'estero, rei di aver postato il link ad un innocuo giochino...!).



venerdì, 15 giugno 2007

testamenti.  davanti a carlo de amicis e margherita hack, il noto matematico piergiorgio odifreddi ha lanciato la sua controproposta: abolire l'insegnamento a scuola di iliade, odissea e di tutti quegli altri testi che propongono alle giovani menti idee assurde ampiamente dimostrate false e infondate dalla scienza. è un peccato che odifreddi non abbia avuto il tempo di stilare una lista (che sarebbe lunga come il catalogo di leporello), perché non c'è limite al numero di testi che verrebbero così allontanati dalle menti giovani e malleabili dei ragazzi. sicuramente la divina commedia sarebbe eliminata senza colpo ferire, ma anche quasi tutte le opere di shakespeare (tra gli esempi più eclatanti la tempesta e sogno di una notte di mezza estate), praticamente tutti gli autori latini classici, ecc.

ad essere rigorosi e coerenti, bisognerebbe fare 31, poichè chi ci garantisce che gli studenti, malignetti come sono, non si andranno poi ad accattare da qualche sovversiva biblioteca, fisica o online, testi falsi e tendenziosi? e se almeno a scuola ci si potrebbe garantire un minimo di visione critica da parte dell'insegnante (per porre argine al danno), a quali vertici di nocumento si potrebbe arrivare se i ragazzi dovessero accedere a questi testi senza una guida che li metta in guardia da idee false e tendenziose? dunque, non solo sottoscrivo la proposta sensata di odifreddi, ma aggiungo che, per meglio cautelarsi da questi rischi, sarebbe d'uopo (e d'uovo) apporre adeguate etichette di avvertimento su tutti questi testi, come già si fa per il tabacco. il gargantua di rabelais, per esempio, dovrebbe sfoggiare su ogni sua pagina la scritta "nuoce gravemente all'intelletto razionale".

a questo punto, emerge la necessità di creare un'apposita commissione di censura libraria, composta da eminenti pensatori scientifici, e guidata dall'eminente piergiorgio odifreddi, per stilare la suddetta lista, per far eseguire l'apposizione delle suddette etichette, e vigilare costantemente che queste vengano rispettate. multe severissime verranno comminate a tutti coloro che violano la legge sacra della scienza razionale (genitori, editori, studenti, ecc.). inoltre, verranno arsi nella pubblica piazza tutti i libri di fiabe, noti contenitori di menzogne. a nessun bambino dovrà mai e poi mai essere letta una fiaba che non contenga verità comprovate e firmate dalla scienza.

peccato che odifreddi ignori (o finga di ignorare) che fu la creduloneria di un tedesco caparbio, affascinato dalla menzognera iliade, a scoprire le rovine di troia, fino ad allora ritenuta frutto dell'insana fantasia di un poeta...



giovedì, 07 giugno 2007

(e)scatologia.  scopro una cosa bellissima. va bene, non è bellissima ma è buffissima, anzi, buffissimissima: la volgarità come auspicio o azione di rigenerazione, di fertilità. che si tratti di defecare o urinare o spandere quell'altra cosa che sapete sul terreno significa fertilizzarla (del resto, a cosa serve il letame? e che cos'è il letame? appunto). da cui, tra le altre, una antica espressione positiva era: come se dio ci avesse pisciato, volendo indicare abbondanza e incremento. allora capisco il senso e l'origine di una espressione più attuale ("come se piovesse"), che fino a ieri credevo legata solo a grande quantità, e invece ora sospetto essere una edulcurazione di quella antica espressione: come se piovesse urina!

a proposito di volgarità, chissà se i senatori della lega e di forza italia volevano, con i loro eloquenti gesti, augurare la vittoria della maggioranza? come si suol dire, la classe non è acqua... è lambrusco? è sangiovese? è brunello di montalcino? cosa devo pensare di forza italia se, provatoriamente avendogli fatto il saluto romano (ave, camerata!), questi mi rispondono sorridendo? (è successo, non l'ho inventato, purtroppo...)



martedì, 10 aprile 2007

secondo matteo.  mentre ancora caldo scende il corpicino nell'eterna dimora, già schiere di psicologi, pediatri, assistenti sociali e nientologi di ogni schiatta avanzano ruggenti per difendere i compagni di scuola di matteo dal peso ingiusto dei sensi di colpa. poverini, si dice, non sapevano quello che facevano, imitavano soltanto gli adulti, loro. e gli adulti che facevano? gli adulti che una qualche autorità hanno... gli psicologi anche da loro vanno, poverini, una tragedia simile sul groppone non se la meritavano. com'è difficile fare i genitori oggi... ma gli psicologi, i nientologi e i saputologi non vanno da matteo, lui non ne ha più bisogno.

se un gruppetto di ragazzini identificano l'essere bravi a scuola, la serietà, la diligenza negli studi, la gentilezza con l'omosessualità come dato negativo, se ne dovrebbe dedurre che, a dispetto dell'immagine propagandata da intolleranti di diversa schiatta, a cui tanto caro è congelare l'immagine-fotogramma offerto dalle colorite parate gay pride, essere omosessuali significa essere bravi, diligenti, corretti e gentili. dobbiamo dunque dedurre che queste qualità sono negative?

a un servo dello stato, ripetutamente minacciato di morte, venne negata la scorta e lui perse la vita. a un servo di dio, criticato per i suoi attacchi contro una fetta della popolazione, quella dei gay, la scorta viene data. un ragazzo ligio ai doveri, amante dello studio, ripetutamente minacciato e dileggiato, è stato abbandonato al suo tragico destino; diversi ragazzi, poco ligi ai doveri, poco amanti dello studio, ripetutamente minacciosi nei confronti di un debole, vengono coralmente compatiti ed esonerati da qualunque responsabilità, perché esonerando loro esoneriamo noi stessi (genitori, insegnanti, e servi di dio). qui si compie la misteriosa e imperscrutabile giustizia eterna: chi pecca e chi sbaglia ha bisogno di maggiori attenzioni, non chi segue la retta via. in questa luce, è doppiamente giusta la decisione di affidare monsignor bagnasco ad una scorta: lui sì ne ha bisogno. e di uno psicologo anche.



mercoledì, 14 marzo 2007

i sopravvissuti.  siamo filosofici, siamo mistici, e siamo persino credenti (anche coloro che credono che dio non esiste): ogni giorno che riusciamo a chiudere andando a dormire con la pancia piena in un caldo letto è un giorno regalato. e caccia via, come dicono a bologna

non passa giorno che qualcuno non si prenda la premura di dirci come dobbiamo essere: se gay siamo deviati; se donne, etero o no ohibó, siamo l'ultimo pensiero dei politici (maschi), tranne per quella cosa che teniamo tra le gambe; se siamo vicentini, non siamo cittadini ma emeriti rompicose; se siamo onesti, siamo fessi; se siamo elettori, siamo polli da fare allo spiedo. insomma, non ci si salva. e adesso non possiamo neppure essere bambini che subito ci infilano un ago nel braccio per vedere se ci facciamo oppure no. ma gli adulti si sono mai guardati allo specchio la mattina prima di lavarsi la faccia?

siamo, in fin dei conti, consumatori personalizzati: voraci di pillole, di elettricità (non di elettrici, quelli sono i politici maschi di cui sopra), di massicce quantità di beni di consumo differenziati, eticchettati, inscatolati e spediti al miglior markettaro per una vendita mirata. siamo numeretti che votano ogni volta che cacciano fuori il portafoglio. siamo consumatori anche quando manifestiamo in piazza, consumiamo ideali e diritti; siamo consumatori quando pavlovianamente ci indignamo per l'enne-unesimo scandalo a cui siamo assuefatti come bravi drogati; siamo consumatori di programmi spazzatura; siamo consumatori di idee che se non ci accalappia l'ideologo di turno cadiamo subito preda del fondamentalista di bandiera (destra o sinistra, atei o credenti cambia poco). non passa giorno che non cerchino di venderci un libro choc (su dio, la chiesa o la camorra).

come cantano ogni sera, dal lunedì al venerdì a mezzanotte su radiotre: la fabbrica di polli non chiude mai mai mai...

citazione post-otto-marzoide: "life is full of censorship. i can't spit in your eye." — katharine hepburn



mercoledì, 31 gennaio 2007

roccando (rollando).  ascoltando ieri la colonna sonora di "valley girl" ho iniziato un percorso a ritroso lungo i pentagrammi del rock (stamattina mi sono svegliata al martellamento di "johnny are you queer (tonight)", canzone politicamente ambigua). la musica degli anni ottanta è quanto mai differenziata: si passa dall'eccellenza all'idiozia pura (passando per la propaganda politica). superato lo sperimentalismo popolare / elitario punk, anni gloriosi in cui brani stupendi riscuotevano anche successo commerciale, la musica di ricerca è tornata nel sottosuolo, con poche mirabili emersioni nei top40 (dire straits, per fare un nome uno).

mi sto pure inerpicando tra le pagine di "paura e desiderio" (per soddisfare un altro mio bisogno, non del tutto scollegato col primo) e noto due cose: a) ghezzi riesce talvolta ad essere simpaticamente spocchioso, con qualche sacrificio di usabilità (ergo fruibilità, ergo comunicazione): scelte grafiche che rammentano le copertine chic di certi gruppi rock un po' pretenziosi, anche se molto buoni (v. television personalities); b) ruota ad ampio raggio in modalità volutamente frammentaria, il che fa molto post-moderno (del resto metà degli articoli sono di quell'epoca); c) la combinazione di a) e b) risulta in una volontà molto nietzschiana di farsi leggere solo da chi ne ha voglia. dubbio: quanti hanno letto attentamente quelle pagine senza lasciarsi distrarre dai filtri?

ironicamente, si può vedere (attraverso altri occhi) un film senza averlo visto. tanti anni fa, mi lessi lo script di "belle de jour" una mezza dozzina di volte, studiando attentamente una ventina di fotogrammi. mentalmente mi ero ri-costruita il film senza averlo mai visto, di modo che quando poi lo vidi, anni dopo, non era altro che una re-visione. non è certo un modo "canonico" di vedere un film: non era previsto dal regista, ma è una modalità di lettura criticamente utile (poichè esula in parte dall'esperienza diretta) e esteticamente gratificante. soprattutto quando applicata a film che non puntano all'effetto sorpresa, l'intima conoscenza non sciupa l'immediatezza della fruizione, ma l'attenzione più difficilmente si lascia fuorviare dalla trama (che spesso è solo un pretesto), consentendo ai dettagli (sempre più importanti) di emergere più vigorosi.

da questo mi viene un'altra considerazione: per essere valutato criticamente, un film andrebbe visto almeno tre volte: la prima per l'esperienza, la seconda per i dettagli, e la terza per la ricostruzione (e verifica).

per tornare a bomba: nel corso del percorso a ritroso, scoperto un blog meritevole, quello di peter case (ex plimsouls). ovviamente in inglese.

post-scriptum. ci sono persone che perdono molte occasioni per stare zitte, e altre che ne perdono per parlare.

scritto da maribelle | 13:48 | commenti (2)
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venerdì, 26 gennaio 2007

addio lele  ci eravamo tanto abituati alla tua presenza, alle tue figurine fiabesche, alle forme strampalate e molto dada, che segnano il passaggio occasionale e quotidiano dei vicoli e del porto antico, tua patria, che ormai da tempo si pensava che ci saresti stato sempre. chissà quanti di noi sono rimasti con la voglia insoddisfatta di ringraziarti... buon riposo, lele, e grazie!

museo luzzati
teatro della tosse

scritto da maribelle | 23:02 | commenti
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lunedì, 11 dicembre 2006

giotto goito gotto.  comincio a pensare che io ho proprio sbagliato secolo. dovevo essere programmata per vivere nel duecento (anzi: dugento), e muovermi abilmente, in vesti maschili, tra toscana sicilia e provenza, con qualche capatina irregolare nel porto bifronte. strimpellare le lodi di madonna sotto gli occhi crucciati del duca, sbevacchiare allegramente con messer guido alla locanda dell'orso, complottare con ser durante contro pietra, e strada facendo recar novelle buone o cattive, ai confratelli del fiore. schivare assalti, sbeffeggiare sbirri, annodare intrallazzi... bella vita per un valoroso eroe! invece no. per un bug nel sistema, sono finita qui: non strimpello, non sbevacchio e non complotto. il massimo che mi sia concesso è di subire gli indovinelli di tazio che di stuzzicarmi non è mai sazio!

so benissimo di essere avvantaggiata da questo bug, intendiamoci. difficilmente nel dugento avrei potuto aggiornare il mio blog, o inviare le ultime foto agli amici via email. né avrei avuto di che lagnarmi per il guasto alla caldaia, o per l'eccesso di traffico (al massimo avrei potuto lagnarmi di tanfo di letame, quello che oggi appena lo snasiamo, ci fa esclamare "ah la natura!"). eppoi, all'epoca una lettera da firenze a bologna capace che ci metteva perfino una giornata, mentre oggi può sicuramente arrivare dopo solo una settimana.

in memoriam il duce è morto, viva il duce. confesso che questa morte mi rattrista e rafforza in me il sospetto che al mondo non vi sia giustizia, visto che lassù hanno preferito terminare il processo in corso in cielo invece che nelle aule terrene.

la parola segreta di domani è: sinistra (e voi sapete cosa dovete fare quando sentite pronunciare la parola segreta, vero?)

scritto da maribelle | 20:40 | commenti (2)
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venerdì, 24 novembre 2006

ritrovati.  diceva kit reed che giova allo scrittore a corto d'idee fare ogni tanto uno scandaglio tra le pieghe della memoria; raramente si resta delusi. trovato un filone, val sempre la pena seguirlo e vedere dove porta. alcuni giorni fa ho trovato il filone "children's cult", partendo dalla piccola e lucente pepita di dr. seuss. benchè non abbia vissuto i primissimi anni della mia vita negli u.s. of a., ho nondimeno il cuore bambino zeppo di immagini e topoi di quel paese. seguendo dr. seuss sono arrivata a sesame street e kermit e grover (il mio preferito) con tutta la banda dei muppet, e giù per quella china, tra un bakshi e un supermouse, ho ritrovato pee wee. ho detto pee wee herman e ho detto tutto.

pee wee è uno straordinario personaggio sovversivo, candido e malizioso, arguto e dolce, provocante e divertente, un immaginario ricco e complesso che tiene impegnati i cinque sensi e non manca mai di farti sbellicare dal ridere. nel suo primo film (pee wee's big adventure), realizzato insieme a tim burton (!), il ragazzino adulto per recuperare la bicicletta smarrita attraversa tutto il paese, incrociando personaggi di ogni genere, distribuendo risate a quintali, mescolando ingenuità libidine e quel pizzico di cattiveria infantile.

pee wee herman
paul reubens nei panni di pee wee
[ fonte: the village voice ]
"you know what to do when you hear the secret word:
scream real loud!"

nel suo mitico teatrino, una strampalata casa che sembra disegnata da robert wiene e dove pee wee, come pippi calzelunghe, vive solo in compagnia di animali di plastica, burattini, poltrone parlanti, e margherite cantanti; lì accoglie puntualmente le visite di personaggi ancor più strampalati (un marinaio, una postina innamorata di un pompiere, ecc.), cerca invano di tenere a bada una marionetta dispettosa e fornisce ai bambini che lo guardano ghiotte ricette da eseguire solo se supervisionati dai genitori, come la minestra di gelato! con i suoi piccoli (e grandicelli) telespettatori allaccia un rapporto di perfida complicità (la parola segreta, sempre e soltanto un termine assai comune, implica che si deve gridare forte forte ogni volta che viene pronunciata per tutto il resto della giornata!).

qui da noi il suo umorismo e la sua poesia spigolosa non sono arrivate e pochi forse lo ricorderanno nei vari camei in film cult come i blues brothers (il cameriere). del resto la sua carriera ha subito uno smacco quasi totale in seguito ad un "incidente" (chiamiamolo così, per gentilezza) che ha, ingiustamente (è stato assolto perché il reato non sussisteva), macchiato il personaggio. c'è una foto in rete che lo ritrae il giorno dell'arresto: nonostante non sia affatto identificabile con il personaggio, a chi gli vuole bene non sembra neppure una foto triste... ma solo l'ennesima interpretazione di un artista variegato e complessamente ricco di fantasia. a noi, però, piace ancora ricordarlo con il completo grigio, il farfallino rosso, le labbra a cuore e gli occhietti vispi.

p.s.  adieu, philippe, tu nous manqueras...

scritto da maribelle | 18:57 | commenti (1)
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